Bello a sapersi – San Possidonio il Patrono di Mirandola – Maurizio Bonzagni

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Maurizio Bonzagni

Maurizio Bonzagni

Chimico, nato a Mirandola nel 1958, ha lavorato a lungo come responsabile vendite presso una multinazionale di materie plastiche ma è soprattutto un appassionato di storia locale di cui è da anni un attento lettore. Dopo aver arricchito la propria biblioteca di numerosi testi su Mirandola e la Bassa Modenese e raggiunta recentemente la pensione ha iniziato la collaborazione con Al Barnardon per condividere e contribuire a divulgare la splendida storia delle nostre terre, spesso sconosciuta o ignorata da molti dei suoi stessi abitanti.

San Possidonio, il Patrono di Mirandola

Reliquario con i resti di San Possidonio

Reliquario con i resti di San Possidonio

Carucci di Taranto - Particolare di affresco nella cripta rupestre dedicata a S. Possidonio

Carucci di Taranto – Particolare di affresco nella cripta rupestre dedicata a S. Possidonio

Carucci di Taranto - Ingresso cripta

Carucci di Taranto – Ingresso cripta

Le reliquie di San Possidonio sono venerate da prima dell’anno 1000 nella chiesa del paese a lui dedicato ma la storia del  Santo Patrono di Mirandola è un po’ controversa e non tutti forse la conoscono.

Fu adottato come Santo Patrono dall’antico consorzio dei Figli di Manfredo, i signori delle nostre terre ai tempi di Matilde di Canossa da cui usciranno le famiglie dominanti dei Pico e dei Pio. Per poi diventare il Patrono della Mirandola dei Pico e della Carpi dei Pio. A Carpi lo sarà fino al XV secolo dove verrà sostituito da S. Bernardino e S. Francesco, segnando un concreto atto di separazione politica tra i Pio e i Pico.

Si ha notizia che l’Imperatore Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, nel 816 autorizza la traslazione del corpo del Santo dalla Puglia per tumolarlo nella chiesa di San Giorgio nel reggiano, in località Garfaniana. Garfaniana è accertato essere l’antico nome della località che poi adotterà il nome del Santo, in un’area che a quel tempo apparteneva alla diocesi di Reggio. E’ quindi l’attestazione più antica della presenza delle reliquie del Santo ma il documento che ci è pervenuto è della prima metà del 1500 che si dice trascritto da una cronaca non più reperibile della chiesa di San Pietro di Reggio ma diverse incongruenze nello scritto fanno nascere forti dubbi sulla sua autenticità.

Urna in cui furono ritrovati i resti del Santo

Urna in cui furono ritrovati i resti del Santo

1351 - particolare Monumento funebre di Manfredo I Pio raffigurante San Possidonio Vescovo

1351 – particolare Monumento funebre di Manfredo I Pio raffigurante San Possidonio Vescovo

La stessa figura di San Possidonio è inoltre piuttosto incerta, predicatore nato forse a Tebaide d’Egitto, più volte però scambiata nei documenti antichi che si riferiscono al Santo con Tebe in Grecia, non è una figura di provata storicità di cui si hanno prove certe di esistenza e il suo mito è fortemente sospettato di essere frutto di una elaborazione devozionale. Oltre all’antico cambio del nome del paese che comproverebbe l’arrivo delle reliquie, la sua reale esistenza terrena potrebbe però essere confermata dal recente ritrovamento da parte di Vilmo Cappi, lo studioso moderno di Mirandola, di una antica grotta/chiesa a lui dedicata a Carucci nel comune di Crispiano in Puglia, regione da cui l’antico documento affermerebbe provenire le reliquie, testimoniando la presenza di un San Possidonio e del suo culto in quella regione.

Spesso il Santo è stato infine confuso con San Possidio, Vescovo africano, uno dei primi discepoli di S. Agostino e suo biografo. È ad esempio scolpito con le insegne di Vescovo nel monumento sepolcrale di Manfredo Pio del 1351 nella più antica chiesa di Carpi, la Sagra, Santa Maria in Castello.

Il dubbio sulla reale esistenza di San Possidonio è però così forte che ha persino spinto la Chiesa Mirandolese a richiedere alla Santa Sede un decreto per concedere il culto di San Possidio alla città, con cui spesso era di fatto confuso, culto che è stato concesso nel 1727. Le due figure perciò, quella leggendaria e quella storica, hanno finito per sovrapporsi, assumendo in pratica come Patrono della città San Possidio con il nome di San Possidonio.

In coerenza con lo scritto attribuito a Ludovico il Pio, la prima notizia della chiesa dedicata a San Possidonio risale al 962, dipendente dalla Pieve di S. Stefano (antica località oggi scomparsa nei pressi di Concordia), in una pergamena in cui il Vescovo Guglielmo di Mantova scambia dei beni con Adalberto Atto di Canossa (il bisnonno di Matilde). Il Vescovo cede l’Isola tra il Po e il Lirone, un ramo secondario dello stesso Po, in cui è eretta una cappella dedicata a S. Benedetto (luogo che diventerà S. Benedetto Po) e riceve in cambio la chiesa di S. Possidonio. Chiesa probabilmente riedificata con quella di Quarantoli dalla contessa Matilde nel 1113 anche se non abbiamo documenti che confermino l’affermazione dello storico del trecento Ingrano Bratti. Distrutta da una disastrosa inondazione del Secchia del 1595 verrà riedificata nel 1599. Nel 1664 risulta sepolta dalle alluvioni del Secchia fino quasi ai capitelli dei pilastri interni e tale rimane fino al 1764-69, anni in cui il Marchese Achille Tacoli, feudatario degli Este del luogo, abbatte la chiesa per riedificarla sfruttando solo le sue strutture portanti. Il corpo del Santo è ormai perduto da tempo ma gli scavi mettono in luce un’urna in marmo, di materiali romani di reimpiego, con all’interno resti umani che il popolo acclama essere del Santo. Non manca nemmeno l’elenco dei miracolati a seguito del ritrovamento delle sante ossa. Il coperchio con scritte romane verrà successivamente reclamato dal neocostituito Museo Lapidario Estense di Modena (ove si trova tutt’ora) e la cassa rimarrà così aperta per ben otto anni, fino al 1836, con grande scempio di reliquie da parte dei fedeli. I pochi resti sopravvissuti saranno infine posti in un’urna di legno espositiva nel 1937 con culto autorizzato dal Vescovo, dove risiedono tutt’ora all’interno della chiesa al Santo dedicata.

Purtroppo niente di certo quindi e molte domande che molto probabilmente non riusciranno ad avere una risposta chiara.

 

  1. CAPPI, S. Possidonio protettore del popolo e della città di Mirandola, Mirandola 1968
  2. CAPPI, Una chiesa ipogea rupestre dedicata a S. Possidonio, nella ricorrenza millenaria della prima notizia del luogo (993-1993), Comune di San Possidonio, Mirandola 1993
  3. GOLINELLI, La Bassa Modenese nella diocesi di Reggio Emilia (secoli IX-XII), in «Quarantoli e la sua Pieve nel Medioevo», Gruppo Studi Bassa Modenese, Biblioteca n. 3, Mirandola1992,
  4. GOLINELLI, Alla ricerca di un Santo sconosciuto: fonti agiografiche e documenti storici sul culto di San Possidonio nel medioevo, in «San Possidonio: un Santo un territorio», Centro Internazionale di Cultura Giovanni Pico della Mirandola, Mantova1999
  5. GOLINELLI, Parole conclusive, in «Possidio/Possidonio e Sant’Agostino. Identità, culto e tradizione», Atti del convegno, Centro internazionale di cultura Giovanni Pico della Mirandola, Finale Emilia 2015
  6. CALZOLARI, L’area archeologica di S. Stefano, inquadramento topografico, in «Materiali per una Storia di Concordia sulla Secchia», Gruppo Studi Bassa Modenese, Biblioteca n. 4, Mirandola 1993
  7. CALZOLARI, La chiesa di San Possidonio nella Bassa Modenese e il “corpo” del santo: la tradizione e i ritrovamenti archeologici, in «San Possidonio: un Santo un territorio», Centro Internazionale di Cultura Giovanni Pico della Mirandola, Mantova1999
  8. SERRAZANETTI, Prima dei Canossa. Riflessioni storiografiche tra suggestioni, ipotesi e certezze documentarie, in «Storia di Carpi Volume primo. La città e il territorio dalle origini all’affermazione dei Pio», Modena 2008
  9. CECCARELLI LEMUT, La traslazione di San Possidonio. Vescovi e reliquie nella diocesi di Reggio Emilia, in «Possidio/Possidonio e Sant’Agostino. Identità, culto e tradizione», Atti del convegno, Centro internazionale di cultura Giovanni Pico della Mirandola, Finale Emilia 2015
  10. GHIDONI, Un “Monasterio”e una chiesa: la nascita di una comunità, in «Santa Caterina di Concordia 1520-2020, un “Monasterio”, una chiesa, una comunità», Gruppo Studi Bassa Modenese, Biblioteca n. 54, Finale Emilia 2020

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