La fondazione del Tennis Club Mirandola – La costruzione del primo campo

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Da sx: Domenico Paltrinieri, papà di Maurizio e fratello di Mario, il terzo nell'ordine. Ultimo a dx Silvano Tinchelli. Anno 1935 Tennis Club Mirandola

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La Fondazione del Tennis Club Mirandola.

Il Tennis Club Mirandola nacque ufficialmente il 24 novembre 1931, come testimonia lo Statuto Provvisorio.

I soci promotori furono: Azeglio Bulgarelli (console), Mario Ceschi (Cavaliere, Presidente della Cassa di Risparmio di Mirandola dal 1923 al 1929 e Comandante della Legio­ne Balilla e Avanguardisti), Giuseppe Gandolfi (geometra), Armando Silvini (Ten. dei RR.CC.), Luigi Martini e Mario Barbi (ragioniere). Il presidente dell’epoca fu Mario Ceschi che insieme a Gandolfi e Martini formava il Consiglio Direttivo: da sottolineare che il Consiglio era no­minato dall’assemblea generale dei soci ma doveva essere ratificato dal segretario politico della sezione del Partito Nazionale Fascista.

Per dare un’idea dell’esclusività di questo sport, per diventare soci bisognava rivolgere domanda scritta al Consiglio Direttivo controfirmata da due soci presentatori… Lo statuto all’Art. 4 prevedeva ci fossero due cate­gorie di soci: Effettivi e Ordinari. La tassa di ammissione per i primi era di £ 100 (oggi corrisponderebbero a circa € 90,00) mentre per i secondi di £ 50. I soci ordinari erano i componenti della famiglia di un socio effettivo, le signore e gli studenti: tutti coloro però potevano diventare soci effettivi con il versamento della differenza di quota di £ 50. I soci effettivi, a differenza di quelli ordinari, avevano diritto di voto nelle assemblee e potevano ricoprire cariche sociali. Oltre a ciò, c’era da ver­sare la quota sociale che sarebbe stata uguale per tutti, ma che ancora all’epoca non era stata stabilita: sarebbe stata quantificata in relazione alle spese di impianto ed esercizio preventivate e si sarebbe dovuta ver­sare in due semestralità anticipate. Infine, il C.D. avrebbe fissato una quota proporzionale al capitale sociale del club che doveva essere ver­sata dai nuovi soci ammessi oltre la tassa di ammissione. Insomma, non era certo semplice giocare per chi non fosse benestante.

Nel trasmettere la comunicazione all’allora Podestà di Mirandola, Cav. Enrico Tabacchi, dell’avvenuta costituzione del Tennis Club Mirandola, il presidente Ceschi lo invitava a inoltrare domanda d’ammissione a socio (quindi niente vie privilegiate nemmeno al Podestà…) e recitava nella missiva quelli che erano gli obiettivi del Circolo: «Questo C.D. desidera fin dall’inizio riunire fra i soci del Tennis Club tutti coloro che per condizione sociale e passione sportiva sono gli esponenti migliori della nostra cittadinanza e siamo certi che la S.V. non vorrà eludere questo nostro cortese invito».

La costruzione del primo campo.

Il Comune di Mirandola già nel novembre 1929 aveva approvato il pro­getto generale di ampliamento e sistemazione del campo sportivo del Littorio (l’attuale campo sportivo Lolli), che comprendeva anche la co­struzione di due campi di tennis. Nel febbraio del 1932, avendo ricevuto richiesta da parte dell’appena costituito Tennis Club, l’ufficio Tecnico comunale per mano dell’ing. Alberto Vischi diede corso al quarto stral­cio del progetto generale con un documento datato 22 aprile. Ecco le principali specifiche elencate: a) il campo sarebbe sorto nell’angolo sud-est del campo sportivo nell’area di ampliamento di provenienza Artioli, allora adibita a coltivazione di cereali; b) la superficie effettiva del campo avrebbe avuto larghezza di m. 10,97 e lunghezza di m. 23,77 per lato; c) il campo sarebbe stato circoscritto da una rete metallica alta 4 metri; d) la spesa presunta sarebbe stata di £ 23.000 (pari a circa 21.000 euro di oggi); e) il finanziamento dell’opera sarebbe stato anticipato dal Comune, che a sua volta avrebbe percepito un rimborso decennale da parte del Tennis Club con rate annue da £ 2.300. Queste rate sarebbero state giustificate come canone di affitto, in quanto il campo era di pro­prietà del Comune e in uso al Tennis Club.

Il 6 maggio del 1932, il Podestà scrisse a Ceschi che il Comune sarebbe presto andato a rogito per l’acquisto del terreno, ma pretendeva l’impe­gno dell’ammortamento rateale del capitale con obbligazioni in proprio e in solido dei singoli soci del Tennis Club. La Prefettura infatti non avrebbe mai approvato la spesa se non ci fosse stata questa forma di garanzia. Dopo due settimane, ecco la risposta pronta di Ceschi, nella quale lo stesso si assumeva l’onere finanziario e chiedeva che il Co­mune si accollasse l’ordinaria manutenzione annuale del campo, confi­dando che trascorsi i dieci anni di ammortamento del capitale suddetto, al Tennis Club venisse rinnovata la concessione di uso del campo con un canone di affitto di favore… Fu così che il 21 maggio 1932 arrivò la delibera del Podestà Enrico Tabacchi che venne anche giustificata, come si legge nel testo, «affinché i Soci possano addestrarsi per dare maggiore impulso fra la gioventù del paese all’esercizio di detto sport, che ora sta divulgandosi in tutte le Nazioni e rientra nel quadro delle attività sportive raccomandate dal Regime».

Una missiva del luglio 1932 da parte della scrivente “Società Tennis Mirandolese” annunciò la stipula di dieci cambiali per un importo totale iniziale di £ 12.000 accettate dai sigg: Tabacchi cav. Enrico (il Podestà aveva garantito con la propria firma), Ceschi Mario, Bocchi Achille, Zanoli Gino, Zani Giulio, Silvini Arnaldo, Montorsi Renzo, Bocchi Tito, Bertolini Anseimo, Valpreda Giulio e Barbi Mario. La Cassa di Risparmio di Mirandola, comunicò contemporaneamente al Comune che l’avvocato Adriano Zanoli creò il libretto nominativo n. 02256 con un credito di £ 1.200 vincolato per il capitale a favore del Comune, a garanzia del pagamento della quota annua di £ 120. Nel frattempo era stato nominato presidente del Tennis Club l’avv. Achille Bocchi.

I lavori intanto erano iniziati e cominciarono ad arrivare tonnellate di scorie di carbone e di ceneraccio minuto per fare il fondo direttamente dalle Ferrovie dello Stato di Bologna. Le ditte che eseguirono le opere con muratori, braccianti e birocciai furono La Cooperativa Braccianti “Vittorio Veneto” e la Cooperativa Muratori, entrambe di Mirandola. Per quanto riguarda invece la realizzazione del manto, fu contattata la ditta dell’ingegner Guido De Bernardi di Torino. Questo nome alla maggiorparte di noi non dice niente. Ma all’epoca era leader in Europa per la costruzione di campi di tennis, di golf e di piste podistiche. Tanto è vero che nella fattura ritrovata in archivio storico compaiono le referen­ze: questa azienda aveva già realizzato in Italia tra gli altri, i campi di Firenze, Genova, Bologna, Torino ma soprattutto del Lawn Tennis Club Parioli di Roma, dove c’era il campo centrale nel quale si giocavano la maggiorparte degli incontri di Coppa Davis e il Campionato italiano. Per non parlare a livello extra-nazionale.

De Bernardi infatti era stato colui che aveva costruito niente meno che i campi del Roland Garros, dei giochi Olimpici del 1924 a Parigi e pure dello Sporting Club a Montecarlo… L’ingegnere torinese venne a fare un sopralluogo a Mirandola (curioso il fatto che gli venne rimborsato il viaggio andata ritorno in treno per un importo di 70 £, circa 60 € attuali) e procedette coi lavori. Il campo venne fatto in un materiale che si chia­mava “Tennisol”, un misto di terra rossa e argilla e segnato con vernice bianca: venne ultimato tra settembre e ottobre del 1932. Il 13 ottobre di quell’anno infatti, da una fattura del negozio di calzature Diazzi Alfre­do di Mirandola, compare che venne fornito il seggiolone dell’arbitro in legno di frassino e la rete per il campo, per un totale di 546 £, circa 500 € attuali. Era tutto pronto, si iniziò a giocare a tennis a Mirandola. Il Circolo di via Brunatti, dopo il secolare TC Modena, è il più antico club di tutta la provincia di Modena.

Tratto da: 75 anni di tennis a Mirandola – Storia, fotografie e protagonisti dei circoli cittadini.

Autore: Alberto Bombarda

Anno: 2007

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