Storia del V Centro Allevamento Quadrupedi – III capitolo

Commenti disabilitati su Storia del V Centro Allevamento Quadrupedi – III capitolo San Martino Spino dei cavalli

Le tettoie ed il Deposito Cereali

Oltre ai barchessoni, dal 1863 in poi  furono costruite nel tempo 19 “Tettoie”, lunghe stalle di forma più tradizionale che secondo una diceria paesana (mai suffragata da documenti) non avrebbero avuto in origine i muri perimetrali (da quì “sarebbe” nato il nome tettoie.)

Di lunghezze diverse ( comprese fra gli 80 e 130 metri) generalmente con una porta nei lati corti ed una centrale in quelli lunghi, internamente  non erano predisposte per contenere i cavalli legati alla greppia .

Cinque tettoie sono allineate a destra verticalmente al viale che porta al Palazzo di Portovecchio, altre due sono una sul retro ed una  sul fianco del Palazzo, la più a nord, la  N.1 aveva una abitazione, per il personale civile. Altre tre sono a ovest nella zona della casa Masetta, tutte senza nome sulla cartina dell’Uffico Genio del VI° Corpo D’armata,  mentre quelle a sud della via Valli sono denominate “scuderie” e portano il nome del toponimo: Macchinetta, Vallette, Casalvecchio, Ladri, Cappello, Pascoli, Mezzaluna, Spino; infine a Mortizzuolo, assieme al piccolo Barchessone senza mura esterne, fu costruita l’ultima scuderia detta Fieniletto.

Le tettoie disposte lungo il viale di accesso al palazzo di Portovecchio erano decorate da ambo i lati corti da grandi teste di cavallo da tiro, realizzate in terracotta toscana, similari a quella sotto riportata, ma complete di golena e finimenti

Tettoia

Tettoia

Scultura in terracotta

Scultura in terracotta

Magazzino cereali e deposito carri

Magazzino cereali e deposito carri

Tettoia ormai distrutta dal tempo

Tettoia ormai distrutta dal tempo

Con la chiusura del centro, furono tutte malamente  asportate e rovinate, rimane uno spezzone di golena, la bardatura dei cavalli da tiro, unico ricordo e  documento di questa decorazione.

Alla fine del lungo viale, a sinistra, poco prima del Palazzo di Portovecchio sorge ancora l’enorme e maestoso magazzino cereali e deposito carri, oggi purtroppo, in parte, in rovina.

In una vecchia foto il magazzino e la partenza per il lavoro  dei butteri

E’ una grande struttura in mattoni faccia e vista, con enormi arcate centrali che ne alleggeriscono la facciata.

Nella parte sottostante venivano ricoverati i cariaggi e le attrezzature agricole, la parte superiore era adibita a granaio, un ambiente grande e lungo come tutta la struttura, diviso centralmente da un grande arco in muratura e con il tetto sorretto dauna serie di due capriate sovrapposte (Un altro capolavoro di ingegneria edile e militare che sta scomparendo !)

Sono meno di una decina di tettoie tuttora in parte utilizzate che ancora si salvano. Un capitale immenso che poteva essere  trasformato in abitazioni a schiera in mezzo al verde, in officine per artigiani o piccole industrie e che invece è scomparso e va scomparendo.

Una tettoia, come molte altre crollata, è fagocitata dalla natura……………… come un antico tempio Maya!

 (Continua: L’organizzazione del Centro Quadrupedi)

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