Beyond the Stars – Astrografia nella Bassa – Il progetto Latitude 44.5

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Con questo articolo di presentazione introduciamo una nuova collaborazione tra il Barnardon e Luca, astrofotografo nella nostra Bassa.

Non siamo sull’Everest, i nostri cieli non sono sempre stellati ma, ogni mese, impareremo ad alzare gli occhi al cielo ed apprezzare l’Universo che ci circonda.

Luca ti saluta con : “Cieli sereni”- Mai saluto fu più opportuno per un astrofotografo.

 

I Pilastri della creazione - Foto By Latitude 44.5

Astrofotografia nella Bassa – Il progetto “Latitude 44.5”

Avete presente quelle magnifiche foto della NASA e dell’ESA che vediamo nei telegiornali e nei social?

Immagini di stelle, galassie e nebulose lontane, talmente distanti che non riusciamo a comprendere minimamente quanto siano lontane.

Ecco, vi siete mai chiesti se anche noi non scienziati possiamo vederle?

E’ la domanda che mi sono fatto un paio di anni fa.

Mi presento, sono Luca Reggiani, mirandolese di nascita, appassionato di spazio e astronomia fin dai primi passi: ricordo ancora quando vidi in televisione il lancio dello Space Shuttle Discovery e rimasi senza fiato nel vedere quel razzo che partiva verso lo spazio.

Ricordo anche perfettamente quando il 1 aprile 1995 al telegiornale trasmisero una delle foto iconiche del telescopio spaziale Hubble: ricordo bene che guardai quelle immagini e dissi ai miei genitori “ma esistono veramente quelle cose??”

All’epoca avevo dieci anni e non avevo idea di cosa fossero e di quanto avrebbero inciso quelle foto nel mio futuro.

La passione per l’astronomia non tramontò mai e un giorno, quasi per sbaglio, guardai una trasmissione su You Tube dove alcuni astrofotografi parlavano di come poter fare quelle “splendide foto come alla Nasa”

Guardando la trasmissione saltò fuori che in fondo non era difficile come credevo, bastava una reflex, un telescopio (ma non era necessario) e la curiosità: caso strano avevo già tutto!

Primi tentativi

Primi tentativi

Iniziai i primi piccoli e timidi tentativi di fotografare il cielo profondo, il deep sky: lì dove si nascondono galassie e nebulose lontane.

Con la seppur modesta e basilare attrezzatura portavo a casa qualche immagine, non perfetta sicuramente, ma era comunque mia.

Stavo guardando cose che solo in pochi erano riusciti a vedere.

Preso dall’entusiasmo iniziai ad annoiare amici e parenti con questa nuova strana cosa chiamata astrofotografia e, visto che sono uno curioso volevo sapere cosa stavo guardando, quindi cercavo in rete e sui libri per informarmi.

Prime foto dal profondo cielo

Prime foto dal profondo cielo

Mi dilungavo in spiegazioni scientifiche e astronomiche degne del grande Piero Angela (la mia generazione è stata decisamente segnata dai suoi programmi di divulgazione scientifica) tanto che alcuni (soprattutto la mia compagna) mi dissero “dovresti aprirti un canale e spiegarle queste cose!”

All’inizio ero riluttante, non credevo interessasse a nessuno cosa fotografavo: poi realizzai una cosa molto importante.

“Ho un privilegio enorme: vedo galassie e nebulose che in pochi hanno la fortuna di vedere. C’è tanta bellezza la fuori, oltre il buio. Voglio condividere queste immagini con gli altri. Che siano 1, 2 o 10 non importa.”

Così nel 2022 nasce il progetto di divulgazione “Latitude 44.5”

Portare lo spazio profondo ai curiosi, portare la scienza e l’astonomia a tutti, spiegando nella maniera più semplice possibile cos’è quello che stanno osservando.

Chiaramente non è stato tutto immediato, prima ho dovuto modernizzare le attrezzature, le fotocamere ma soprattutto imparare su come acquisire ed elaborare i dati (ad un certo punto non parli più di foto, ma di dati).

Vi posso assicurare che non è semplice ottenere delle belle immagini, in quanto bisogna essere precisi e rigorosi in tutte le operazioni: dalla messa in bolla del telescopio, alla scelta dei parametri di scatto, all’acquisizione delle foto.

Moderni Astronomi

Moderni Astronomi

L’elaborazione dei dati poi è la parte più ostica e complessa: viviamo in una zona decisamente non idonea alla fotografia deep sky, circondati da grandi città ed impianti industriali.

Essendo poi vincolato ad essere connesso alla rete elettrica per far funzionare l’attrezzatura non posso muovermi ed andare in mezzo alla valle o in montagna.

Ma come si fanno queste foto?

Non si prende una singola foto, ma bisogna fare più e più foto allo stesso soggetto, foto a lunga esposizione che durano fino a 5 minuti.

Queste foto (o meglio dati) verranno poi uniti e sommati con appositi programmi, unendo il segnale registrato nelle diverse foto verrà generata una singola foto.

E questo è solo l’inizio: come una volta si procedeva allo sviluppo in camera oscura, con i vari bagni e lavaggi, anche queste foto digitali vanno sviluppate.

L'attuale telescopio

L’attuale telescopio

Dobbiamo togliere le varie striscie di aerei e satelliti che passano davanti quello che stai fotografando, dobbiamo togliere il rumore di fondo della foto, eliminare l’inquinamento lumionoso dato dai lampioni pubblici e delle luci delle case private ecc..ecc..

Un lavoro lunghissimo e certosino, che aggiunge ulteriore soddisfazione al risultato finale.

Questa passione e la curiosità mi ha portato ad oggi, quasi 30 anni dopo quella prima immagine dei “Pilastri della creazione” di Hubble a vederli “in prima persona” da sotto casa

I Pilastri della creazione - Foto By Latitude 44.5

I Pilastri della creazione – Foto By Latitude 44.5

Dal 2022 tutto questo mi ha portato in giro nella bassa, con eventi live osservando il cielo al telescopio o in mostre fotografiche del profondo cielo e a condividere questo “privilegio”.

A novembre poi una sorpresa inaspettata: la storica rivista “Coelum Astronomia” mi ha voluto come loro collaboratore, creare i video per i loro canali social e dissertare degli articoli della rivista: non mi sarei mai aspettato di arrivare a tanto!

Cosa ho in progetto per il futuro?

Mi piacerebbe costruire un piccolo osservatorio privato dove poter operare senza troppe luci che danneggiano e rendono complicata la vita dell’astrofotografo.

Personalmente mi piacerebbe anche prendere una laurea in astrofisica: per quanto possa sembrare strano ho fatto l’indirizzo meccanico al Galilei a Mirandola e la matematica non è mai stata una grossa virtù.

Mi piacerebbe anche portare questa passione ad un livello più alto, cercare di instillare la curiosità nelle persone, trasmettergli anche la millesima parte del mio entusiasmo per l’universo e tutto quello che lo compone.

L’unica cosa certa è che sarò ancora qui col telescopio a sondare il cielo profondo e a parlare di quello che c’è oltre il buio del cielo notturno.

Per ora vi saluto, amiche ed amici dello spazio, con quello che ogni astrofotografo ama dire: Cieli sereni!

Luca “Orione” Reggiani

Facebook : https://www.facebook.com/latitude44.5

Luca “Orione” – Latitude 44º50’ Astrophotography

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