2 Febbraio – La “Canderola” o la “Zariola”

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LA “CANDELORA” O LA “ZARIOLA”

Nella giornata del 2 febbraio la Chiesa festeggia la presentazio­ne di Gesù al tempio e nello stesso tempo la purificazione di Ma­ria Vergine. Due brevi parole su queste due cerimonie che avveni­vano sempre insieme.

Nel primo caso, ogni neonato di pura razza ebraica (Gesù discendeva dalla famosa tribù di Davide) doveva es­sere presentato ai sacerdoti del proprio tempio, un rito che signifi­cava l’ingresso ufficiale del fanciullo nella vita religiosa e politica della comunità ebraica, una sorta di certificato di cittadinanza e di riconoscimento politico. Nel caso di Maria, bisogna ricordare che nella cultura ebraica ogni donna reduce dalla gravidanza e dal par­to, era considerata impura e doveva quindi essere “purificata” at­traverso un breve rito officiato da un sacerdote israelita. Quindi, in quel giorno importante, mentre Gesù entrava a pieno titolo nel nu­mero dei cittadini ebraici, sua madre poteva reinserirsi nella vita sociale e religiosa della propria comunità.

Nella tradizione cristiana, questo duplice rito, ampiamente rive­duto e corretto, ha preso il nome di “Candelora”, in virtù dell’usan­za, peraltro adottata dalla Chiesa cristiana solo fra il IX e X secolo, con l’usanza della benedizione delle candele, che venivano poi con­servate dai fedeli e accese quando necessitava la protezione divina.

Ecco quindi che il termine di “Candelora” (o meglio della Ma­donna della Candelora) si spiega con la millenaria tradizione delle candele propiziatorie; ma nella nostra “Bassa” modenese questa fe­stività prende anche il nome di “Zariola” che si giustifica con il fat­to che le candele benedette erano confezionate ovviamente con la cera, che nel dialetto mirandolese si chiama “zira” e in altre località si traduce in “sira”. Questo termine è comunque assai radicato, tanto che un tempo i bambini che venivano alla luce il 2 febbraio non di rado venivano battezzati con il nome di Seriolino o addirit­tura di Seriolina. Di questa tradizione esiste ampia testimonianza nei registri parrocchiali dei battesimi.

Qualcuno sostiene che questa ricorrenza sia nata dalle spoglie di un’antica festività pagana, in ogni caso ancora oggi la “Candelo­ra” è considerata nelle campagne una ricorrenza ricca di “segni”.

In genere, si dice che “Quando vien la Candelora dall’inverno se­mo fora, ma se piove o tira vento, nell’inverno semo dentro”, ma questo è un proverbio di chiara derivazione veneta. Invece, nei paesi della “Bassa” si sostiene ancora oggi che se nella giornata del 2 febbraio “il sole batte sulla candela, è lunga la primavera”.

Cerchiamo di spiegare questo detto, ricordando sempre che nel­le campagne era giudicato assai importante prevedere con qualche pallida certezza la fine dell’inverno e la conseguente ripresa dei la­vori agricoli, anche perché gli animali da tiro (buoi, vacche, caval­li, asini e muli) ingrassavano troppo in virtù dell’eccessivo riposo nelle stalle. Quindi, anche nella prospettiva di qualche risparmio, bisognava osservare con attenzione il tempo che faceva nel giorno della “Zariola”.

Pertanto, se il 2 febbraio pioveva o faceva brutto tempo, l’immi­nente primavera sarebbe stata breve e quindi il freddo sarebbe passato in fretta. Se invece quel giorno c’era il sole, era maggiore il freddo che doveva ancora giungere rispetto a quello che era già passato. D’altra parte tutti i proverbi popolari riferiti a febbraio concordano nel dire che di questo mese non ci si può fidare, che ha sempre in serbo qualche spiacevole sorpresa.

Era anche importante conoscere il “meteo” delle prossime setti­mane per evitare che qualche improvvisa gelata mettesse a repen­taglio le gemme delle piante da frutto.

C’era comunque il vantaggio che in questo nuovo giorno un po’ magico nelle chiese i parroci distribuivano le già citate candele be­nedette, che nelle campagne erano giudicate preziose. In primo luogo dovevano essere conservate in casa accanto, possibilmente, ad un’immagine della Madonna e poi i poteri di queste candele erano ritenuti grandissimi: se venivano accese al momento giusto servivano a scongiurare i pericoli delle grandinate e dei temporali, che allora non si chiamavano ancora trombe d’aria o uragani. Non solo, ma una candela della “Zariola” accesa a tempo debito poteva servire a guarire i famigliari da diverse malattie e la cera di queste candele era considerata un ottimo anche se empirico rimedio con­tro le scottature estive dei raggi del sole e contro le screpolature dei piedi, che un tempo erano un problema molto frequente fra coloro (ed erano quasi tutti) che dalla primavera all’autunno cam­minavano a piedi scalzi per le strade e per i campi.

Tratto da: Antiche Tradizioni Mirandolane

Autore Giuseppe Morselli

Edizioni Bozzoli

Anno 2006

One Response to 2 Febbraio – La “Canderola” o la “Zariola”

  1. Jole Ribaldi scrive:

    Chiarissimo! Grazie!

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