La Mirandola – Storia urbanistica di una città – VII capitolo – Il Castello e Corte dei Pico

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Una lunga descrizione meriterebbe per la varietà, l’aspetto, la mole, le caratteristiche dei fabbricati l’antico castello dei Pico, grande complesso residenziale e militare, un tempo di inte­resse veramente straordinario.

Esso era costituito da un insieme di fabbricati costruiti in epoche diverse nel corso di diversi secoli (dal XII al XVII) e quindi, come è naturale, con caratte­ristiche architettoniche e di compito assolutamente diverse; la parte più antica di stile romanico e gotico (la Rocchetta; al tempo, per avere un’idea, delle armi bianche e da getto), la seconda parte di stile e concezione rinascimentale con caratteri­stiche miste residenziali e di difesa (il Palazzo detto poi il Ducale Vecchio, l’arsenale, le torri, ecc. al tempo pressapoco della nascita e del primo sviluppo delle armi da fuoco), la terza parte di stile barocco, con caratteristiche residenziali (il Palazzo Ducale Nuovo, la Galleria Nuova, ecc.).

I contatti con periodi storici così diversi avevano creato nel contesto dell’opera un linguaggio architettonico dei più sin­golari, tale da differenziare nettamente il castello della Mirandola da ogni altra costruzione del genere nella regione come, per fare solo pochissimi esempi, dal castello di S. Felice e più lontano da quello di Vignola, ecc., pensati e realizzati praticamente in una unica soluzione, di epoca definita e con caratteristiche si può dire esclusivamente feudali.

Sfortunatamente, a causa della distruzione dell’Archivio Pico, nulla di preciso si sa del nome degli architetti; la lacuna che è di carattere generale per le costru­zioni di tutta la città, è tanto più spiacevole in quanto qui com­parivano, in diverse parti, i riflessi di artisti notevoli (Galleria Nova, ecc.) e l’intervento di valenti architetti militari (Torre Grande, ecc.). Nonostante diverse descrizioni e le vedute parziali di alcune stampe antiche sarebbe stato impossibile ai nostri giorni avere una idea chiara e precisa dell’aspetto sia dei singoli fabbri­cati che dell’insieme se non si fossero trovati dei disegni, del primo ottocento, che sulla scorta di altri anteriori e in base a documenti riproducono i prospetti di tutti e quattro i lati del castello come si presentavano al secolo XVII colla pianta degli edifici e la loro planimetria.

Il prospetto più interessante era quello di settentrione che è anche il più conosciuto perché se ne ha una veduta di carattere popolare piuttosto schematizzata ma efficace che è stata utilizzata un grandissimo numero di volte nelle più diverse occasioni rievocative. Su questo prospetto si alli­neavano quasi tutti i più importanti fabbricati residenziali (il così detto Palazzo Ducale Nuovo con le Gallerie, parte del Palazzo Ducale Vecchio, ecc.); la veduta era magnifica e spettacolare anche perché si inserivano nel panorama le torri della cortina di sud e perfino qualche fabbricato della città che per la sua altezza soprastava le costruzioni del castello e da lontano sembrava far parte del complesso. Da questa parte il fossato era il più largo della città, quasi un piccolo lago con un attracco per barche al Rivellino; a ponente correva il fossato del giro delle mura mentre un fossato più piccolo correva intorno al castello e lo isolava dal resto della Mirandola. Anche dalle altre parti il panorama era di grande interesse; si pensi al lato che guardava la piazza colla porta merlata e l’antichissimo ponte in muratura che si apriva in dire­zione della Chiesa del Gesù o al lato di mezzodì con una lunga cortina rettilinea sulla quale si elevano le tre torri, di Piazza, della Spina e della Pennarola; il lato di ponente era dal punto di vista architettonico il più interessante perché su di esso si affac­ciavano gli edifici più antichi (secolo XIV, in parte risalenti al secolo XII) che costituivano nel loro insieme la Rocchetta. Anche l’interno con i diversi cortili, i porticati, i terrazzi, l’Armeria, l’ar­senale, la Zecca, i forni, la Chiesa (dedicata a S. Alberto), le case per la servitù, i giardini era alquanto suggestivo e di estremo interesse ambientale ed architettonico.

Per questo è ancora più doloroso che di questo meraviglioso complesso edilizio sia rimasto così poco; infatti il castello è andato si può dire completamente distrutto, prima, nel 1714, a causa dello scoppio delle munizioni che erano nella Torre Grande che saltò per aria e che trascinò nella sua rovina l’Armeria, parte della Zecca, del Palazzo Ducale Vecchio, la Cancelleria, la Rocchetta, diversi altri fabbricati, in seguito a causa delle disposizioni dell’Amministrazione Ducale di Modena che ordinò la demolizione (dal 1783 al 1786) del Rivellino, delle torri, delle mura, in pratica di tutto quanto rappresentava ed era ancora un patrimonio artistico, storico, ambientale e di architettura di non comune valore.

Prospetti antichi del Castello

CAPPI

Prospetto antico di levante.

E’ la parte che guardava alla Piazza. Da sinistra si nota: la Torre di piazza detta anche delle Ore, la «Salina» (cioè il magazzino del sale), i resti dell’Oratorio di S. Alberto, la Porta colla sua torre merlata e l’antichissimo ponte in muratura, il Palazzo Ducale con il terrazzo di piazza e l’apparta­mento detto della Duchessa, indi la torre della Maddalena.

La lunghezza di questo lato era di sessanta pertiche mirandolesi cioè circa 100 metri. (N. 1 pertica = m. 1,592).

Prospetto antico di settentrione.

La lunga ala di settentrione si affacciava all’esterno della Città e per essere nelle vicinanze dell’unica porta della Mirandola compariva nella sua varietà e nella sua pittoresca bellezza a chi era in procinto di entrare in città.

Le fabbriche che si vedevano dal Posto di Guardia del Rivellino erano le seguenti: Oratorio della Porta detto allora di S. Rosalia, il bastione e il tetto del fabbricato della Porta; indi, per il castello vero e proprio: la torre della Maddalena, la parte posteriore del Palazzo Ducale con l’appartamento della Duchessa, la Galleria Vecchia con porticato e torretta, la Galleria Nova, poi il Palazzo Ducale Vecchio con il fabbricato della Ceresa, la Paggeria e la Cancelleria, il Torrione, la Rocchetta con l’appartamento dell’Assa.

Si vedono anche, di scorcio, la torre merlata dell’antica porta di ponente (detta anche del soccorso) che faceva parte della Rocchetta, un mulino cosiddetto da terra, parte dell’Armeria e, sul terreno del baluardo, il Giardino di Corte.

Veduta del lato di ponente.

Il prospetto era compreso nel saliente di sinistra del baluardo; guardava verso la «tagliata» e le campagne di S. Martino. Da sinistra dopo la garitta di guardia in punta del bastione: facciata di ponente della Rocchetta e il fabbricato detto dell’Assa, la torre merlata della porta antica detta del soc­corso (resti antichissimi dell’ingresso della rocca primitiva), la Torre Grande o Mastio, magazzini, il mulino, parte dell’Armeria.

Nelle mura che partivano dal baluardo si nota una grande chiavica a botte che lasciava passare l’acqua delle fosse della città in quelle del castello.

Prospetto antico di mezzodì.

Anche da questo lato la veduta della fortezza era magnifica.

Da sinistra si vedeva: la poderosa spalla del baluardo, la torre della Rocchetta, la Torre Grande, indi la torre a mezza sfera (cioè rotondeggiante solo nella sua parte anteriore) detta della Spina, la torre quadra della Pennarola, la torre di angolo detta delle Ore. Al di sopra della cortina che univa le torri sporgevano le parti superiori dei fabbricati dell’Arsenale della Zecca, dei Granai, del magazzino dell’Artiglieria.

Il Mastio della Mirandola

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Disegno a penna di Guglielmo Papotti

Vanto della Città, orgoglio dei Principi, questa magnifica torre si ergeva con la sua mole di quasi 48 metri di altezza (m. 47,625, pari a 75 braccia mirandolesi; n. 1 braccio = m, 0,635) sui fabbricati del castello dominando le case della Città e la campagna all’intorno con le sue otto bocche da fuoco puntate due per parte ai quattro punti dell’orizzonte.

Il tipo della costruzione, con i suoi sei grandi cameroni a volti, sovrap­posti, isolabili uno dall’altro, le scale ricavate nello spessore delle pareti, le rade finestre, le più basse protette da sbarre snodabili dall’interno, era anche per quei tempi estremamente nuovo ed interessante.

L’edificio si trovava nel mezzo del cortile della Rocchetta, completamente isolato; non aveva porta al piano terreno. Una porticina si apriva all’altezza del terzo camerone cioè del terzo piano e si metteva in comunica­zione mediante uno stretto ponte levatoio con una stanza fortificata di un fabbricato vicino; quando il ponte era alzato la torre rimaneva isolata ed inaccessibile.

La sua pianta era di forma quadrata, di metri 15,20 circa per lato; il vano era di metri 7,60 (cioè della larghezza di due stanze di media misura di una abitazione di adesso); lo spessore delle pareti di m. 3,80.

La bellezza, la maestosità, il senso di forza che sprigionava dall’edificio erano tali che la torre era diventata il simbolo della Città.

Voluta da Giovan Francesco II, come punto di forza del castello e anche certamente come realizzazione personale, la torre, detta il Mastio della Mirandola, era da considerare un’opera importante anche in assoluto e ancor più lo sarebbe oggi in quanto presentava caratteristiche costruttive ed archi­tettoniche di transizione perché innalzata (22 settembre 1499; 20 settembre 1500) tra il XV e il XVI secolo in un periodo di evoluzione nella storia delle armi da fuoco e dell’architettura militare.

Pianta della Torre e suo spaccato

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Disegno a penna di G.Z.L., in foglio, “prospetto esterno del Torrione del Castello dei Pichi…”, 1843. Biblioteca Comunale di Mirandola.

Pianta del Castello e del suo baluardo

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Disegno a penna di G.Papotti, della prima metà del secolo XIX.

Panorama del Castello da settentrione al tempo del suo massimo splendore

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Rame, anonimo, ovaliforme, in foglio. Ricostruzione schematica della seconda metà del sec. XVIII. Collez. privata, Mirandola.

Il panorama del castello, quale si vedeva da settentrione nella seconda metà del sec. XVII, al tempo del suo massimo splendore, era maestoso e spettacolare. La poderosa e movimentata mole in mattoni, “irta” di costru­zioni di epoche e stili diversi, di torri, di cupole, campanili (che sono della città ma che si vedevano al di sopra degli edifici), appariva da lontano a chi si avvicinava per entrare in Mirandola veramente magnifica ed impres­sionante. La sua perdita, avvenuta scalarmente nel tempo ma nel corso di meno di cent’anni, modificò ed avvilì l’aspetto e la configurazione della lun­ghissima piazza e indirettamente ma decisamente la fisonomia e il valore storico architettonico di tutta la città.

Tratto da: La Mirandola – Storia urbanistica di una città

Autore: Vilmo Cappi

A cura: Cassa di Risparmio di Mirandola – Seconda Edizione a cura del Circolo “G.Morandi” di Mirandola.

Anno: 2000

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