I Pieni da brodo – I Pin da brod

Commenti (4) Ricette della Bassa

I PIN

E’ una ricetta vecchissima tramandata di generazione in generazione ma ormai difficilmente proponibile, il benessere costringe alle diete e certi sapori ed ingredienti vengono dai più scartati.

I “Pin” venivano preparati quando la massaia cuoceva il brodo con il lesso, a fine cottura, dieci minuti prima, venivano immersi nel brodo bollente e lasciati cuocere pochi minuti.

Venivano serviti con il lesso e le sue salse.

Gli ingredienti sono per due “Pin” quindi per due o tre persone.

Lardo di maiale pestato – 1/2 cucchiaio

Prezzemolo

1 spicchio d’aglio tritato fine

Pane grattugiato fine – Una “brancada” tradotto in italiano una manata

Parmigiano reggiano grattugiato – Do “brancadi” 2 manate

1 uovo

Sale q.b. tenendo presente che già il lardo tende a salarlo.

In una ciotola mettete il lardo pestato aggiungete il prezzemolo e l’aglio tritati, l’uovo il pane grattugiato e il parmigiano reggiano.

Impastate il tutto. Questo, alla fine, non deve essere nè troppo duro nè troppo tenero, dividetelo in due dando al “Pin” una forma allungata (come da immagine).

4 Responses to I Pieni da brodo – I Pin da brod

  1. lisa scrive:

    certo che li ricordo.
    mia madre, negli anni ’70-’80, li preparava ogni domenica.
    probabilmente, solo, i suoi erano senza lardo.
    ho ricercato il loro sapore per anni, senza trovarlo più. e paragonati ai suoi (che lei faceva cuocere in un colino a maglie fini, sospeso a pelo del brodo caldissimo e fremente, mettendo sopra il coperchio), paragonati ai suoi quelli che di quando in quando facevo io non erano mai altrettanto morbidi e densi di sapore.

    li ricordo benissimo.
    lei stentava a portarli in tavola, quasi si vergognasse di quella profferta di cosa povera, non paragonabile all’opulenza di un cappone o di un taglio di girello: e io, invece, a quelli preferivo di gran lunga “al pèen”, e il suo profumo che torna alla memoria ricorda i pranzi domenicali di bimba, curiosa, attenta, che assaggiava in silenzio le cose, apprendeva a riconoscere il gusto dei sapori domestici, formava anche attraverso di essi la sua poetica dei ricordi.

    grazie di questo articolo.

  2. Patrizia scrive:

    grazie per avermi finalmente fatto apprendere che “al pin” non è la versione dialettale di “il pino”…. e dire che il ‘pino’ continuo a cucinarlo perché sa di buono, di famiglia e di calore, sebbene non avessi mai capito bene perchè proprio si dovesse chiamare così :-)

    • Patrizia scrive:

      la mia ricetta forse è più leggera, ma penso abbastanza comune: anzichè il lardo uso macinato misto e aggiungo, oltre all’aglio il prezzemolo e la noce moscata

  3. Simonetta scrive:

    Proverò a farlo!
    Mia madre lo faceva morbidissimo, si scioglieva in bocca e lo metteva nel brodo “nudo”, senza avvolgendo con la pezza bianca o l’alluminio.
    Purtroppo faceva tutto ad occhio e non sono ancora riuscita a trovare le dosi giuste.

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