Finale Emilia – L’oasi “Le Meleghine” e il suo futuro.

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Le Meleghine devono diventare un’area protetta di riequilibrio ecologico.

“Credo sia opportuno riportare la questione ‘Meleghine’ nel giusto solco del confronto e dell’individuazione delle azioni di tutela e sviluppo dell’area. Non può ridursi tutto a una sterile polemica tra tutori della fauna e portatori di altri singoli interessi. Le questioni sono altre ed è intenzione di questa amministrazione affrontarle per assicurare all’area umida delle Meleghine la giusta valorizzazione”.

Queste le parole del sindaco di Finale Emilia, Claudio Poletti, dopo la prosecuzione su giornali e social del dibattito svolto in consiglio comunale, in seguito alla presentazione di alcune interrogazioni sulla situazione delle Meleghine e sulla vicenda, riportata dalla stampa, di un innalzamento dei livelli dell’acqua che avrebbe sommerso dei nidi di cavalieri d’Italia.

Come affermato in consiglio comunale, al livello delle acque non sono stati apportate variazioni tali da giustificare una comunicazione alla stazione ornitologica presente nel sito e all’ufficio Ambiente del Comune (titolare delle scelte ambientali alle Meleghine) non sono pervenute segnalazioni di problematiche legate all’innalzamento dei livelli dell’acqua, né di presunti danneggiamenti alle nidificazioni.

“È però chiaro – puntualizza il sindaco – che, soprattutto a cavallo tra primavera ed estate, eventi atmosferici improvvisi possono produrre una variabilità indotta ma naturale dei livelli dell’acqua che, purtroppo, può creare delle dinamiche avverse. Ma questa possibile problematica l’aveva rilevata anche il tavolo di lavoro sulle Meleghine nella sua relazione finale del maggio 2022. Nel testo, a proposito della gestione del sito, si legge: ‘l’obiettivo di regimentare il livello delle acque (area fitodepurazione) in equilibrio con la biologia degli animali presenti nell’oasi soprattutto nel periodo della nidificazione, non è necessariamente convergente con quello di assicurare una corretta funzionalità dell’impianto di fitodepurazione. Evidentemente non si tratta di punti di vista antitetici ma di fattori esplicativi da considerare in particolare nella prospettiva di giungere ad un modello gestionale dell’area più complesso di quello attuale’. Ed è su questo punto che vorrei si concentrasse l’attenzione di chi è effettivamente interessato e ama l’Oasi delle Meleghine: quale futuro concreto vogliamo dare all’area protetta? Questa amministrazione qualche passo ha cominciato a farlo, grazie soprattutto al lavoro del consigliere delegato Claudio Artioli che si è adoperato anche affinché il Comune di Finale Emilia fosse tra i 25 comuni modenesi, bolognesi e ferraresi che aderiscono alla convenzione Giapp, Gestione Integrata delle Aree Protette della Pianura, la cui attività è riconosciuta come Ambito di tutela naturalistica di interesse sovracomunale dalla Regione”.

Nata negli anni Novanta come sistema per depurare le acque del Cavo Canalazzo e di acque fognarie di diversa provenienza, l’area di fitodepurazione naturale delle Meleghine è già un sito della Rete Natura 2000 istituito come Zona di Protezione Speciale. L’area è di proprietà comunale, ma ha nella regione Emilia-Romagna l’ente gestore. “Proprio con la Regione – aggiunge Poletti – e con Sustenia, società pubblica di ecologia applicata, abbiamo avviato un percorso per arrivare a definire le modalità gestionali adeguate alla convivenza della fitodepurazione in armonia con la fauna e la flora presenti nell’area, finalizzate alla creazione di un’area protetta di riequilibrio ecologico. Parallelamente ci proponiamo di redigere, insieme a chi ha veramente a cuore il futuro delle Meleghine, un regolamento che disciplini gli accessi e i comportamenti, senza penalizzare nessuno e mettendo tutti nelle condizioni di valorizzare e tutelare l’area”.

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