21 Maggio 2012 – Non è il campeggio “Mare e Pineta”

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21 Maggio 2012

E’ il giorno dopo, lo shoc non è ancora superato, la notte passata in macchina senza dormire, due passi intorno a casa nella notte e ti accorgi che è così per tutti; Il vicino che sente un desiderio incontenibile di raccontarti com’è andata da lui, l’altro che non sai neanche come si chiama nonostante viviamo vicini da anni, ti ferma e parla. Capannelli di persone qui e là che non si fidano a rientrare in casa, la terra non si è ancora fermata, comportamenti diversi a seconda del carattere: chi piange preoccupato chi cerca di portare conforto. Un giro per Mirandola e i danni ci sono, ma non sono irreparabili.

E’ cominciata la solidarietà: ho delle crepe in casa, ma per fortuna nulla più; è caduto un capitello del Duomo; in piazza doveva cominciare la fiera e quindi ci sono i gazebo coperti in allestimento, potrebbe essere un buon posto dove dormire! Dicevano che qui da noi non poteva succedere con i terreni che ci sono… C’è già qualcuno sui tetti a rimettere a posto le tegole. Arriva la Protezione Civile, automezzi da tutta Italia, ti si gonfia il cuore. Il Comune in subbuglio, non eravamo pronti per il terremoto, abbiamo fatto esercitazioni per l’alluvione per via del Secchia^icino e del Po non tanto distante.

I giorni successivi sono un altalenare di emozioni , di tentativi di riorganizzarsi e di sistemare le cose, i primi muratori vanno a vedere i danni, i tecnici aiutano a capire, ci si dà da fare … fino al 29 maggio.

Poi vigliacca, alle 9 di mattina, arriva la seconda scossa, violentissima, il centro è immerso nella polvere i vigili del fuoco ( già presenti) corrono a destra e a manca per dare i primi soccorsi. Chiama a casa per sentire i tuoi figli e tua moglie come stanno. Le linee telefoniche intasate … non rispondono, corri a casa! Edifici crollati… morti. E’ andata bene a me ,alla mia famiglia e alla mia casa non è successo niente, sono stato fortunato.

Subito dopo il pianto e la disperazione, il torpore… hai bisogno di essere aiutato. E l’aiuto arriva con tutta la sua forza: la protezione civile, i vigili del fuoco…. La macchina dell’emergenza è pr^arata e si è messa in moto. E’ un turbinare di solidarietà vera e solidarietà discutibile. I media, indispensabili nel far conoscere e nell’informare^sono al limite dello sciacallaggio mediatico qn^o quando mettono il microfono sotto il naso di una madre che ha appena perso un figlio, chiedendole cosa sente.

Ho assistito a un episodio non grave che però mi ha indispettito: pioveva in quei giorni e le scosse si susseguivano continue, ormai il centro era tutta zona rossa ed era interamente transennato. Un cameramen di una emittente locale aveva piazzato la sua cinepresa su un cavalletto in fondo a via Roma con le spalle rivolte alla scuola elementare a inquadrare il campanile del Duomo: … impossibile che non cada., e quando cade., lo becco!

Povero Cristo! Sarà stato lì tre o quattro giorni con pioggia e sole, di notte e di giorno. Sicuramente premio alla costanza, ma secondo me il suo caporedattore non è stato contento perché ha perso tempo… il campanile non è crollato e io sono proprio contento!

Sono giorni convulsi che sfumano nell’organizzazione per il ricovero delle persone senza tetto. In quel momento ti senti protetto da questa macchina organizzativa. Naturalmente è una passerella formale di personalità che “devono” portarti la solidarietà dello Stato e delle Istituzioni, ma è anche un contributo vero degli amministratori e dei tecnici locali, che non si sono tirati indietro. Potevano fare anche solo quello che istituzionalmente è il loro dovere, ma non è andata così, ci hanno messo il cuore., perché qui siamo fatti così.

I giorni passano, le ferite sono aperte e sanguinanti per coloro che hanno perso dei famigliari o la casa, ma è un’altra cosa per gli altri. Pensieri contraddittori ti passano per la mente : è successa una cosa più grande di noi., non ci possiamo fare niente, possiamo darci da fare per rimettere le cose a posto, ma abbiamo un aiuto. Sorgono “accampamenti” spontanei nelle aree verdi ( da noi le abbiamo), sono persone che spesso hanno la casa a posto, ma hanno paura a rientrare …; passano ragazzi della protezione civile a portarti acqua e generi di conforto, hanno allestito alcune mense; alla sera vai a trovare gli amici in questi “campeggi”. Parli lungo i viali con degli sconosciuti.

Non è male!

Sei ancora sotto l’effetto dell’ “anestesia locale”… Il pensiero va spesso a coloro che hanno perso le loro cose, ma tu sei fortunato, sei lì che ne parli con gli amici, in una tiepida serata di giugno. 

L’effetto dell’ “anestesia   locale” è passato da tempo, ora le ferite (quelle piccole) si sono rimarginate, rimane il dolore e si prospetta una lunga e difficile “riabilitazione”.

La realtà del dopo terremoto si manifesta tutti i giorni in tutta la sua prepotenza.

Mi manca quel periodo di “anestesia locale”!

Paolo Artioli                                                                                                  |

One Response to 21 Maggio 2012 – Non è il campeggio “Mare e Pineta”

  1. Rosaria Paltrinieri scrive:

    Tutto vero, ci si ritrova a rileggere questo racconto. Pensavo ieri a 10 anni fa, a quell’incredulita`, alla paura di quello sciame sismico che faceva sobbalzare, al desiderio di rientrare in casa, ci siamo trovati catapultati a vivere una realtà che non ci aspettavamo. Il pensiero va sempre alle vittime, noi eravamo tutti vivi e saremmo potuti entrare in casa a suo tempo, il centro storico dove era casa nostra era zona rossa… Ho scritto saremmo perché non siamo più potuti tornare, quella speranza che ci dava forza in quei giorni ci è stata tolta definitivamente non dall’evento naturale ma dall’incompetenza di quelle istituzioni di cui ci fidavamo.
    Paltrinieri Rosaria

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