Premiata gelateria Enzo e Desiderio a dla Sufia

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La vendita porta a porta di gelati e surgelati, non è come si crede, un servizio recente inventato da aziende multinazionali come Eismann e Bofrost.

La distribuzione porta a porta di gelati a San Martino si conosce da oltre 70 anni perché fu una iniziativa di Enso a dl’a Sufia (Sofia sua madre).

triciclo gelati

Enzo con un triciclo proprio come quello della foto (il  suo aveva in più, sul fronte, la testa di un’aquila scolpita, come una bolena di una nave) distribuiva gelati casa per casa, pedalando su strade “bianche” (strade ghiaiate e polverose) arrivando fino a Gavello Ferrarese ed a volte  anche a Burana dove aveva numerosi ed affezionati clienti.

Quando le vendite crebbero, il fratello Desiderio, con un altro triciclo simile, batteva la zona di Gavello Modenese fino alla Volta dei Secchi e la zona del mantovano.

Abbiamo chiesto ad Enzo come si producevano i gelati una volta.

Per prima cosa occorreva del ghiaccio per creare il freddo. Il ghiaccio si acquistava in stecche lunghe un metro, di sezione 18 x 18 cm. circa; ma la fabbrica del ghiaccio più vicina era a Sermide ed allora in bicicletta, partendo la mattina quando era ancora buio e fresco, Enzo andava a comprare due stecche di ghiaccio che avvolgeva in tela da sacchi e legava sul portapacchi posteriore della bicicletta. Pedalando il più veloce possibile per non arrivare a casa……senza ghiaccio, ripercorreva i 12 kilometri di strada polverosa, fatti all’andata.

A casa il ghiaccio veniva spezzato con un punteruolo appuntito e mescolato a sale grosso.

La temperatura della “salamoia” così ottenuta si abbassava  a  meno 21,3 gradi.

Enzo non sa il perché ma è sicuro che succede così.

( Per controllare il perché, cercare “miscela frigorifera” su internet  sul sito www.wikipedia.it  )

Per produrre il gelato vero e proprio occorre mescolare lentamente gli ingredienti in un contenitore raffreddato sottozero.

Si deponeva uno strato di salamoia sul fondo di un mastello di lamiera con le pareti esterne di sughero, veniva inserito il contenitore in rame per il gelato e, l’intercapedine, era poi riempita con la salamoia restante.

All’inizio dell’attività, la Premiata Gelateria Castaldini, non possedeva un miscelatore elettrico.

Si andava allora all’officina Aratri Greco, di fianco al Bar Due Mori e si utilizzava un trapano a colonna, “con trasmissione a cinghia e frizione” per regolare la velocità. Qui al posto della punta per forare si innestava una pala forgiata da Filio di Frapp (il nonno di Davide Bianchini) e lentamente si mescolava la miscela di latte, acquistato al caseificio della Luia (..altra bicicletta ), zucchero e i preparati a base di vaniglia, cioccolato, gianduia ecc. della  ditta Toschi di Bologna.

Filio di Frapp veniva pagato in natura…con il primo gelato e poi si procedeva rapidamente alla vendita, perché quando la salamoia si scioglieva tutta, occorreva aver già venduto tutto il gelato.

Il Pagamento in natura non era solo quello di Filio, ma come molti ricordano, a quel tempo spesso i bambini in cambio del gelato correvano nel pollaio per portare ad Enzo un uovo fresco di giornata, che veniva accettato di buon grado e poi rivenduto nel negozio di alimentari

Un uovo per un gelato: questo si chiama semplicità della vita.

Nell’era delle carte di credito,dei conti correnti on-line fa tenerezza ricordare il mondo di una volta dove si faceva tutto insieme, portando ogn’uno il proprio contributo per avere un piacere semplice ma indiscutibile: un buon gelato artigianale.

 Tratto da “Lo Spino” il bimensile dei sanmartinesi

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