Manuela Baraldi (Maturità 1983)-“Liceo-Marurità”…E dopo?

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Ormai conto i giorni, trenta prima dell’esame di maturità: quindici tra scritto ed orale e poi avrò finalmente terminato.

Il primo sentimento che provo è quello della liberazione da un peso grosso. A volte, mentre studio, immagino come sarà la mia vita dopo il Liceo.

All’inizio le mie speranze ed i miei sogni sono rosei: tre mesi di vacanza, poi…. l’Università dove non si è obbligati ad andare a scuola tutte le mattine per quattro o cinque ore e dove i compiti scritti e le interrogazioni ci sono solo alla fine di un corso. Se però approfondisco questi miei pensieri mi sorgono anche molti dubbi, parecchi problemi si presentano incerti, quasi insolubili. Sarò io stessa a dover programmare e controllare i miei studi, i miei esami. E, penso, dovrò anche fare qualche altro lavoro. Non posso continuare a vivere sulle spalle dei miei genitori. E, poi, sono io stessa che voglio essere indipendente, anche economicamente. Se avverto il presente come un peso, penso al futuro come a qualcosa di incerto e di difficile. E allora mi rivolgo con il pensiero anche al passato, a questi tre ultimi anni di Liceo.

Anni duri perché abbiamo dovuto studiare tutti, molto, rinunciando a divertirci, però sono stati anni che hanno significato per me e, ritengo anche per tutti i miei compagni, un periodo di solida preparazione cultura­le in tutte le discipline. Mi sento di possedere le basi di ogni materia, da italiano a matematica, da latino a greco, a scienze, a filosofia, a fisica.

Avrei voluto un Liceo diverso? A volte mi pongo io stessa questa domanda e immediatamente rispondo: “Sì, del tutto diverso!

Un edificio più nuovo e più funzionale, con laboratori e strumenti didattici moderni funzionanti. Programmi più aggiornati, che ci facessero conoscere la scienza, la letteratura, la filosofia, l’arte, il teatro… non solo del passato, ma anche e soprattutto di oggi. E, diversi, anche i professori e perfino i miei compagni di scuola. Tutto vorrei più nuovo, rinnovato e rinnovabile, come la civiltà di oggi! Ma a questo primo impulso, seguono poi delle riflessioni. Avrei imparato di più e con maggiore interesse e soddisfazione se l’edificio, i banchi ed i sussidi fossero stati più moderni? Non credo, no…! A pensarci bene, forse, mi trovo più a mio agio tra queste mura, sotto questi portici, in questo cortile… che hanno un po’ del fascino e del raccoglimento delle cose passate.

E anche i miei compagni di scuola, con i quali ho tante volte discusso, litigato, in fondo, non vorrei che fossero diversi. E i programmi? Quelli sì li avrei voluti e li vorrei almeno più aggiornati: credo che sia uno sbaglio farci rimanere alle soglie della cultura contemporanea, letteraria e scientifica, storica e filosofica, economica, sociale ed estetica.

Ammetto ed accetto che occorra conoscere il passato per capire il presente, ma non capisco il perchè ci si debba fermare alle soglie del presente. Ma la colpa è solo dei programmi? I libri di testo sono spesso aggiornati ed allora mi viene da pensare che un po’ di colpa sia dei programmi, ma che un po’ di responsabilità l’abbiano anche i nostri insegnan­ti…, ma, forse, delle responsabilità ne abbiamo anche noi studenti perchè dovremmo chiedere ai nostri professori, proprio in questo ultimo anno, di affrontare insieme anche e soprattutto i problemi della cultura e del mondo del lavoro di oggi, e, perchè no, anche delle prospettive degli anni futuri. Se io penso con incertezza e non senza una certa ansietà al mio futuro; se, più o meno, nella stessa condizione si trovano tutti i miei compagni, vuol dire che i problemi del domani sono rimasti fuori dai nostri orizzonti conoscitivi e culturali. E, tutti lo sappiamo, l’ignoto provoca un senso di incertezza e di ansietà. Però, senza forse, questo è il male “non oscuro” della società e dell’uomo di oggi e, soprattutto, di noi ragazzi che dobbiamo costruire il nostro domani o, almeno, mantenere e migliorare un po’, nel domani, il mondo di oggi.

Tratto da “Sessant’anni di vita del Liceo-Ginnasio “Giovanni Pico”

Mirandola 1923-1983

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