Madama Dorè e Al Campanòn

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MADAMA DORE_0001

Madama Dorè

Era un gioco per bambine: due squadre di tre o quattro per parte, l’una di fronte all’al­tra, a turno avanti e indietro.

Oh quante belle figlie madama Dorè (avanti)

oh quante belle figlie (indietro)

Se son belle me le tengo madama Dorè (risposta)

Se son belle me le tengo

Il re ne comanda una madama Dorè

Il re ne comanda una

Che cosa ne vuol fare madama Dorè

Che cosa ne vuol fare

La vuole maritare madama Dorè

La vuole maritare

Con chi la maritereste madama Dorè

Con chi la maritereste

Col principe re di Spagna madama Dorè

Col principe re di Spagna

Entrate nel castello madama Dorè

Entrate nel castello

Le porte sono chiuse madama Dorè

Le porte sono chiuse

Noi le faremo aprire madama Dorè

Noi le faremo aprire

Entriamo nel castello madama Dorè

Entriamo nel castello

Scegliete la più bella madama Dorè

Scegliete la più bella

Veniva scelta la più bella (l’èsempar acsì).

Il gioco riprendeva scambiando le parti tra le due squadre. A turno venivano scelte anche le meno carine per non creare malumori e per non scontentare nessuna.

MADAMA DORE

Si giocava al campanón. Si sceglieva un pezzetto di mattone con uno spessore di due o tre centimetri, si disegnavano sull’aia le dieci case (riquadri) più la cantina. Si faceva la conta per designare chi doveva cominciare per primo.

Aulì ulè

Che ta musè

Che ta prufìt a lusinghé

Tulilém blém blu

Tulilém blém blu

Si iniziava: si buttava al campanón nella prima casa, poi saltellando su una gamba lo si spingeva nella seconda, terza, quarta, fino a fare il giro completo. Si lanciava nel secondo, terzo riquadro. Il difficile era entrare nel quinto e nel sesto perchè se il campanón entrava nella cantina si perdevano le posizioni conquistate e si ritornava alla prima casa. Se si riusciva a fare le dieci case saltellando si poneva il campanón sulla punta del piede e si faceva il giro senza lasciarlo cadere: poi si doveva portarlo sulla testa e questo giro era il più difficile perchè i segni non si vedevano.

Le parole magiche erano: «olio, pepe e sale, se ti cade giù, non vale».

Ad ogni passo si diceva «a me salame». Il controllore rispondeva, «a me salame», se il passo era corretto, ma se con i piedi andava sul segno, salamón era la risposta e bisognava rifare la prova dando la precedenza agli altri giocatori.

Qualora si facesse il percorso netto si aveva il diritto di scegliere una casa e quando uno doveva passare si diceva «indré» obbligandolo a scavalcare e quindi inducendolo all’errore. Nella propria casa uno poteva riposare (appoggiare entrambi i piedi): era un gran vantaggio avere una casa, era molto comodo.

Vinceva colui che riusciva a fare più case.

Tratto da : “Giochi,lavori,ricordi di un tempo” di Ado Lazzarini 2017

Il libro è in vendita a € 17,00

Senza titolo-2

One Response to Madama Dorè e Al Campanòn

  1. Ezio Cesari scrive:

    Molto bello e interessante. Grazie.

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