Le nostre Frazioni – Canaletto, Massa Finalese, Reno Finalese, Casoni di sopra, Casoni di Sotto.

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Chiesa parrocchiale di Massa Finalese dedicata a San Geminiano

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Le frazioni di Finale Emilia: Canaletto, Massa Finalese, Reno Finalese, Casoni di sopra, Casoni di Sotto, ( Casumaro è una frazione del comune di Cento, in provincia di Ferrara. Distante 15 km da Cento, la sua caratteristica è di essere posta esattamente al confine tra le province di Ferrara e di Modena, mentre il suo territorio cade sotto l’amministrazione di ben tre comuni, quello di Cento, di Bondeno e di Finale Emilia.) 

Lasciata Finale Emilia, che veramente merita il titolo di città per la straordinaria ricchezza di opere d’arte che conserva e per il recente sviluppo edilizio e sociale, si percorre la strada statale N. 468 in direzione est. Attraversata la località di Canaletto, dopo alcuni chilometri si giun­ge a Massa Finalese, certamente la più importante delle frazioni del co­mune di Finale Emilia.

Ma prima di accennare brevemente alla storia e ai monumenti di que­sta interessante località, non va dimenticato un fenomeno geologico che si sviluppa in località Canalazzo, a due chilometri da Massa, nei po­deri del beneficio parrocchiale. In alcuni terreni coltivati a frutteto, nel 1971 si determinò la formazione di grosse “buche o sprofondamenti, che si presentavano come cavità a pozzo, dal diametro variante da pochi centimetri fino ad un metro, con profondità anche superiori ai 5 metri. Il fenomeno si accentuò nel 1976 e gli studiosi ne attribuiscono la causa ad una accentuata sismicità del territorio. Si potrebbe trattare di una “faglia attiva” (faglia = frattura con spostamento) della crosta terrestre in corrispondenza di una zona, detta Dorsale Ferrarese, che è particolar­mente attiva sotto il profilo tettonico.

Anche Massa ha una sua lunga e interessante vicenda storica.

Il ritrovamento di mattoni, oggetti e monete di epoca tardo-imperiale fanno pensare che anche in questa zona abbia trovato ospitalità un pic­colo villaggio di coloni romani. Una medaglia trovata nei pressi di Massa porta l’effigie dell’imperatore Cesare Filippo che regnò attorno al 250 dopo Cristo. Ma il nome di Massa (che molto probabilmente deriva da masseria, tenuta, grossa fattoria o insieme di case e poderi tenuti dallo stesso padrone) appare nei documenti scritti soltanto nel X secolo. Si conosce un documento del 998, dove il vescovo di Modena, Giovanni, dona al monastero di San Pietro una “massaricia” situata nei pressi di Massa.

Esisteva dopo il Mille anche una chiesa dedicata a Santa Maria, non di grande importanza nei primi tempi, ma già di notevole rilievo nel secolo XII.

Di un castello di Massa si parla in un documento del 1032 ed era sotto il controllo politico-militare del vescovo di Modena. Più tardi il dominio di Massa passa al conte Bonifacio di Toscana e in seguito alla celebre figlia Matilde di Canossa. La chiesa e il castello in breve coagularono intorno a sè un discreto numero di abitanti, tanto che nei primi anni del Trencento Massa è un borgo di cospicua entità, superiore sul piano religioso e poli­tico rispetto a Finale, e di pari dignità con San Felice.

Infatti la chiesa di S. Maria aveva il titolo di arcipretura e di pieve, e aveva giurisdizione su varie parrocchie vicine. Nel 1115 il dominio di Massa passa di nuovo al vescovo di Modena in seguito alla morte della contessa Matilde e nel 1 227 al comune di Modena. Ovviamente, si trat­ta del potere temporale, perchè quello spirituale è sempre appannaggio del vescovo modenese.

Nei primi decenni del ‘300 la Bassa modenese, come è noto, è un per­petuo campo di battaglia. I Pico, i Pio, gli Estensi, i Gonzaga, gli stessi Visconti e il feroce Rinaldo Bonaccolsi detto il Passerino imperversano con i loro eserciti, ai quali spesso si uniscono compagnie di ventura.

Nel 1330 Massa finisce sotto il dominio degli Estensi, poco più tardi i soldati massesi cercano di assaltare invano la piazzaforte di Mirandola, ma il blitz fallisce e i militari si limitano a danneggiare la corte di Quarantoli. La vendetta dei Pico non si fa attendere, perchè pochi mesi dopo un esercito al comando di Paolo Pico devasta tutto il territorio di Massa, distrugge completamente il castello che – dice il Costa Giani – “trovavasi nella località denominata Le Motte” e certamente mette a fuoco anche la pieve dedicata a Santa Maria. La popolazione è decimata.

È un momento di decadenza per Massa che può ricostituirsi in comu­nità solo dopo vari decenni. Solo nel 1385, con l’aiuto dei conti Jacopino e Aldobrandino Rangoni viene eretta a Massa una nuova chiesa, ini­zialmente ad una sola navata. Le due navate laterali furono aggiunte in seguito, la prima da Ugo Rangoni, vescovo di Reggio, nel 1 538 e l’altra nel 1731 dalla stessa famiglia Rangoni che aveva il giuspatronato della chiesa e possedeva vasti terreni nella zona.

Per il resto della sua storia Massa ha seguito le vicende degli Estensi assieme a Finale e San Felice.

Principale monumento di Massa è naturalmente la chiesa parrocchiale dedicata a San Geminiano. La facciata, rifatta completamente alla fine dell’Ottocento, si presenta in stile neoclassico. Il campanile è recente, e risale al 1926. L’interno è a tre navate e conserva due opere di buon li­vello artistico: uno “Sposalizio della Vergine”, attribuito alla scuola di Sigismondo Caula (secolo XVIII) e “San Geminiano in preghiera davanti alla Madonna Assunta” del pittore modenese ottocentesco Alberto Ar­tioli.

Anche Massa, nel suo piccolo “centro storico” conserva alcuni begli edifici ottocenteschi, ma l’edificio privato di maggiore interesse è senza dubbio il Castello Carrobbio. Si tratta di un edificio di recente costruzio­ne (1900), eretto in stile medioevale, per volontà di Vittorio Sacerdoti, conte di Carrobbio, già ambasciatore del Regno d’Italia. Il castello conta su numerose vaste sale, alcune delle quali contengono mobili di un cer­to pregio, ma il suo valore storico è modesto. Molto bello invece il vasto parco del castello, con numerosi alberi d’alto fusto e di magnifica impo­nenza.

Castello Carrobbio

Castello Carrobbio

Lasciata Massa Finalese in direzione di San Felice, si arriva in località “Il Motto”, dove probabilmente sorgeva la chiesa di Santa Maria e l’an­tico castello distrutto dai Pico. Infatti, non lontano sorge ancora un pic­colo oratorio dedicato alla Madonna della Neve.

Sempre ai margini della strada statale che conduce a San Felice, di fronte allo stabilimento della Samis-Bellentani, noto per la sua tradizio­nale produzione di salumi e per le tormentate vicende degli ultimi anni, sulla destra si nota un interessante edificio che si fa risalire ai primi anni del ‘600. Si tratta del noto “Casino del Vescovo”, abitazione di campa­gna dei vescovi modenesi che un tempo, nella zona di Massa Finalese, avevano estese proprietà terriere. Saltuariamente, nel corso delle visite pastorali nella Bassa modenese, i vescovi modenesi si soffermavano in questo edificio, che era anche residenza dell’amministratore dei beni ec­clesiastici. 

Casino del Vescovo

Casino del Vescovo

Dopo qualche chilometro le prime case di Rivara, frazione di San Feli­ce sul Panaro.

Giuseppe Morselli

Tratto da: Guida storica e turistica della Bassa Modenese

A cura di Giuseppe Morselli

Anno 1982

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