La Ri-Mulada

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letame

Quando due “morosi” si lasciavano dopo anni di frequentazioni, e poi succedeva che uno dei due convolava a giuste nozze con un’altra, od un altro partner, i ragazzi del paese, impietosamente facevano la “Ri-Mulada” a chi era rimasto single, signorino o signorina che fosse, più spesso la facevano alle signorine.

La Ri-Mulada consisteva nell’ ammassare nottetempo, davanti alla porta del malcapitato abbandonato,o abbandonata, quantità industriali di letame, in modo che la porta non si aprisse, o di cospargerlo per tutta la via d’accesso alla casa, coprendola ben bene.

Chi se ne accorgeva durante la notte, con tutti i famigliari cercava di pulire prima dell’alba in modo che la cosa rimanesse in sordina: in paese se ne sarebbe parlato, ma pochi avrebbero visto veramente la quantità del letame usato, e questo aveva una sua importanza.

Si racconta anche di un antichissimo caso dove al mattino sorse una grandissima questione di proprietà del letame utilizzato.

Infatti ,una volta, il letame era una ricchezza per ogni famiglia, era l’unico concime disponibile.

I buontemponi che nottetempo avevano fatto la Ri-Mulada ad una ragazza, per far presto, l’avevano prelevato da una vicina, abitante dall’altra parte della strada.

La madre della ragazza “Mulada”, accorgendosi della cosa, nella notte fece una grande pulizia, buttando velocemente il letame nel proprio letamaio.

L’indomani la padrona del letame, accorgendosi che la  propria “ricchezza”  era stata dimezzata e supponendo in quale casa fosse stato utilizzato il suo letame, andò a chiederlo indietro, ma dalla simpatica mamma che aveva aiutato la figlia a fare pulizia, le fu risposto:

“Mi han sò gnent. E po’ ti al to’ aldam, al t’gnosat ?”

E così il letame non fu restituito.

Tratto da “Lo Spino” il Bimestrale di San Martino (n.123 anno 2011)

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