In Bulgaria con il leone del “C’è”

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In Bulgaria con il leone del “C’è

Un’ altra gita sociale della Fonderia Ghisa ha come meta la Bulgaria per visitare la capitale Sofia.

Partiamo in pullman in un gruppo molto numeroso di circa 100 persone, poi con un volo di linea arriviamo all’aeroporto di Sofia, da dove ci trasportano al nostro hotel. Depositati i bagagli in camera, ci dividiamo in gruppetti per visitare la città.

Al ritorno in albergo, verso le 19, sentiamo nelle vicinanze una grande confusione. Ci avviciniamo incuriositi. Un numeroso capannello di bambini sta ammirando a bocca aperta uno del nostre gruppo, Spartaco Galavotti, detto “Al C’è”. L’uomo indossa una maglietta a maniche corte, mostrando ì muscoli delle braccia su i quali ha tatuati due leoni. I piccoli bulgari, che non hanno mai viste tatuaggi analoghi, lo osservano stupefatti. Lui addirittura comincia a ruggire. Dopo qualche minuto gli si avvicina un signore che lo fissi chiedendogli chi è. «Io uomo leone» gli risponde Al C’è riprendendo subito a ruggire. A questo punto l’uomo estrae dalle tasche il distintivo della polizia bulgara e gli mostra l’orologio, facendogli capire, mentre l’accompagna in albergo, che non deve uscire dalla sua camera prima delle 10 del giorno successivo. Il poliziotto esce dall’hotel e noi cominciamo subito a fare arrabbiare Al C’è che piccato risponde: «Questo non è un paese democratico!».

Ma dimenticavo la storia del leone! Quando si svolgevano le cene nella mensa della Fonderia Al C’è veniva puntualmente invitato dal signor Ribuoli, “il nostro ragioniere”, a raccontare le sue avventure in Africa e la più famosa era quella dell’incontro con il leone che riporto proprio come la narrava lui.

Spartaco Galavotti "AL C'è" fotografato da Gino Bertuzzi

Spartaco Galavotti
“AL C’è” fotografato da Gino Bertuzzi

Spartaco Galavotti "Al C'è" - Fotografato da Gino Bertuzzi

Spartaco Galavotti “Al C’è” – Fotografato da Gino Bertuzzi

Al C’è: ” A sera in mez a la tribù quand al cap l’am dis (Ero in mezzo alla tribù, quando il capo mi dice): Buana C’è, domani caccia al leone tu che arma volere?». E lui risponde: «Tolero (tagliere) e martello» lasciando di stucco il capo. Il giorno seguente gli vengono consegnati il tagliere e un martello. La spedizione parte accompagnata dal suono dei tamburi. Dopo un po’ di tempo si ode il ruggito del leone che sbuca all’improvviso proprio di fronte al mirandolese e gli si avventa addosso. Per fortuna Al C’è è riparato dal tagliere dove si conficcano le unghie del leone. Allora Al C’è, rapidissimo, con il martello ribatte le unghie del felino e lo imprigiona nel tagliere, catturandolo. Al termine del racconto c’era sempre una lunga risata del pubblico. Ma la storia non finisce qui. A Mirandola, una volta, si ferma un circo importante e Al C’è, molto appassionato, acquista un biglietto di prima fila. Arriva il momento dello spettacolo dei leoni e del domatore. A questo punto, racconta Al C’è, il più grosso dei felini si alza sulle zampe, ruggisce e gli fa vedere che gli mancano le unghie. «Mi hai riconosciuto!» gli dice Al C’è. Era lo stesso leone a cui anni prima aveva martellato le unghie… Ma torniamo alla gita in Bulgaria. Gli altri giorni visitiamo monumenti, palazzi, chiese. Il tempo vola e arriva purtroppo il momento di rientrare. Durante il volo di ritorno ci offrono un’abbondante colazione in cui c’è anche della cioccolata. Il signor Ghisi se la mette in tasca per consumarla in seguito. Ci avviciniamo all’aeroporto, mettiamo le cinture di sicurezza ma il nostro aereo non atterra. Passano 10 minuti e continuiamo a volare in alto. Io comincio a scherzare: «Aereo in avaria, atterraggio di fortuna…». Poi mi accorgo del comandante che con la giacca macchiata di olio e grasso torna precipitosamente in cabina. Allora guardo fuori dal finestrino e vedo che la pista di atterraggio è stata ricoperta di schiuma con i mezzi dei vigili del fuoco schierati e pronti a intervenire. Capisco che il comandante sta girando intorno per svuotare i serbatoi di benzina. Quindi l’aereo dà un paio di strappi e scende in fretta. L’atterraggio riesce alla perfezione, ma a metà dell’equipaggio è venuto il vomito, mentre qualche passeggero è svenuto (anche uno del nostro gruppo). A Ghisi, invece, si è sciolta la cioccolata in tasca e quando è sceso dall’aereo, sembrava che se la fosse fatta addosso, con la macchia esaltata dai pantaloni bianchi che indossava.

Quirino Mantovani

Tratto da “Amarcord Mirandola” di Quirino Mantovani – Anno 2015

 

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