Don Francesco Gavioli – Il Ranaro

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IL RANARO:

MESTIERE PER VIVERE NELLA A BASSA MIRANDOLESE E LA SUA SOCIETÀ

Il titolo di questa relazione richiede una breve, ma dettagliata spiegazione preliminare.

Fu un caso fortuito l’aver avuto tra le mani un piccolo gruppo di carte manoscritte apparte­nenti alla famiglia del Sig. Quirino Molinari di San Biagio in Padule, Comune di San Felice sul Panaro.

Esaminando attentamente le dette carte subito mi trovai dinanzi ad un contenuto che lì per lì poteva passare inosservato, ma più mi inoltravo nella lettura più mi accorgevo che l’argomento e le note poste alla fine di ogni pagina avevano un preciso valore storico.

Ordinai le carte cronologicamente e trovai che esse furono scritte da un certo Basilio Giacomo di Luigi fu Sante Molinari e della Anna del fu Basilio Galavotti, nato a San Felice sul Panaro il 24 luglio 1817 e defunto a Martizzuolo di Mirandola il 7 gennaio 1895 in età di anni 77 e mesi 5.

Il citato Molinari Basilio esercitava l’umile commercio delle rane unitamente ai suoi figli e giorno per giorno notava la quantità e qualità delle rane pescate e comprate; il dare e l’avere e l’utile che ne ricavava; i corrispondenti che gli fornivano la merce; i luoghi dove avveniva la pe­sca e lo smercio; alla fine di ogni mese faceva un riepilogo del suo lavoro e chiudeva il tutto con brevi notizie di cronaca, talvolta di carattere locale, familiare, commerciale ed anche generale.

Tutto questo mi incuriosì e chiesi al possessore del manoscritto alcune notizie riguardanti il commercio e la pescagione delle rane.

Al dire di suo padre, morto alcuni anni fa, la pesca avveniva nei fossati, nei maceri e nelle valli del Mirandolese, Ferrarese, Mantovano e Bolognese. Gli strumenti erano molto semplici: canne con appeso un filo assai robusto alla cui estremità veniva applicato un amo formato da un batuf­folo di seta di bavella. Oltre alle canne si servivano del così detto retino, composto di un lungo o corto bastone, secondo il luogo dove si pescava, alla cui estremità era inchiodata un’assicella di 70 o 80 cm. di lunghezza e di 8 o 10 cm. di larghezza: alle estremità veniva fissato a forma di se­micerchio un ramo, generalmente di salice perchè più sensibile alla piegatura, e al tutto veniva ap­plicato una rete la cui lunghezza variava dai 60 o 80 cm., la cui forma assomigliava ad un cono rovesciato.

Dopo la pescagione le rane venivano pulite dalle interiori. Il fegato veniva smerciato sul mer­cato, il grasso bollito posto in anfore di terracotta verniciate in giallo in attesa di essere venduto come farmaco per guarire il male della sciatica.

Le rane venivano vendute nei giorni stabiliti di magro ed in modo particolare nelle vigilie.

Per la conservazione ogni commerciante di rane aveva una o più buche (ghiacciaie) che nell’in­verno venivano fornite di ghiaccio raccolto a tempo opportuno nei fossati e nei maceri.

La vita di questi pescatori di rane era soggetta alla malattia della malaria, dato i luoghi poco salubri ove avveniva la pesca, specie nelle valli con acque stagnanti.

Essi erano tenuti per la pesca lontani dai loro familiari ed il lavoro non era certo uno dei più comodi perchè tante volte trovavano delusioni ed incappavano in dolorose incognite.

Molto ci sarebbe da dire intorno a questo commercio ormai scomparso nella nostra Bassa Mi­randolese causa il prosciugamento delle valli e l’interramento della quasi totalità dei maceri e per il mutamento del modo di vivere della nostra gente e perciò ad altri più esperti in pescagione il compito di approfondire il problema.

La cronaca del nostro Molinari abbraccia l’arco di 43 anni e cioè 1841-1884. Essa si compone di 260 facciate non numerate del formato di cm. 30 per 20 con grafia molto precisa e rotondeg­giante, la cui lettura è molto facile.

Da essa stralcio alcune notizie e che qui riporto fedelmente, che ci danno una panoramica del­la vita e del modo di vivere dei nostri avi.

In tutto l’anno 1841 sono state pigliate migliaia di rane . Nel 1842 le rane pigliate furono migliaia 102 per un valore di Modenesi Lire 2077 e nel 1843 migliaia 151 e 200. Nel 1844 rane pigliate migliaia 120 e 100 per un valore di Modenesi Lire 1705.

Sotto la data del 28 luglio scrive:

Successe il caso memorabile dell’omicidio a vicenda di Giuseppe Gozzi, giovane di 24 anni, con Celeste Silvestri detto Salvini di anni 22 ambedue di S. Felice, i quali incontratesi per istrada venendo alla contese, ed il Silvestri con un coltello diede due colpi al Gozzi su di una spalla, che li andò persino al polmone ed il Gozzi essendo di sotto, nel medesimo tem­po con un stile percorse il Salvini nella schiena che li trapassò anche lui il polmone.

Il 10 novembre:

Furono fatte le Missioni nella Chiesa Parrocchiale di Mortizzuolo dai RR. Padri Missionari della Compagnia di S. Vincenzo de’ Paoli di Convento di Bologna.

Nel febbraio 1845:

In questo mese non passò giorno senza piovere e nevicare, cosicché non si potè pescare nè pesce, nè rane. Alla fine dell’anno: sono state pigliate migliaia di rane 971, e due anni dopo migliaia 1479.

Sotto l’anno 1850 il Molinari segna di aver comprato delle rane da Luigi Budri, da Pietro Bulgarelli e ci fa conoscere parecchi luoghi dove egli si portava per la pesca: Scortichino, Casumaro, Tombo, Casaia. Le rane pigliate nel detto anno furono 114.200 e quelle comprate 23.700 ed il guadagno fu di Modenesi Lire 3012,11.

Nel 1852 il nostro cronista viene colpito da grave malattia ed a questo riguardo così egli scrive:

Alle ore 12 antimeridiane del 5 settembre mi sopraggiunge una forte febbre con gran doglia di capo, e ciò fu il princi­pio di una grande malattia di giorni 35 di letto, ma questa venne preceduta da un mese di febbri quartane, le quali furono da me strapazzate perchè andavo a pescare rane medesimamente; il male dunque s’impossessò in modo che si dovette dubitare della vita. Mi furono fatti 17 salassi, mi furono attaccate sanguisughe, ed alla fine mi posero i vescicanti, ma il ma­le faceva sempre più dubitare della mia salute, all’ultimo mi furono amministrati i Sacramenti per Viatico; dopo tutte queste cose… sembrò che il male un poco rallentasse e sempre andavo migliorando… e il giorno 10 ottobre… mi provai ad alzarmi… cosichè il giorno 11 di novembre mi azzardai d’andare un’altra volta a pescare rane nei Gallesi.

I medici curanti furono il Dott. Pezzini di S. Felice… ma non volendo venire a visitarmi in letto, si pensò di cambiarlo nel Sig.r Dott. Sante Sani di Mortizzuolo. La spesa per il Dottore fu di Lire Modenesi 15; per le medicine prese nella Far­macia Spinelli di S. Felice Modenesi Lire 20 e per il chirurgo Giuseppe Neri Modenesi Lire 12,90. Nonostante la malattia le rane pigliate furono 78.800 per un totale di Modenesi Lire 1086.

Al termine dell’anno 1855 scrive:

Le rane pigliate assieme al figlio Luigi furono 40.900 e quelle comprate 98.500 con una spesa di Modenesi Lire 1279,12 ed il guadagno fu di Modenesi Lire 1098,8.

Sotto la data 10 luglio annota che:

Le Autorità Ecclesiastiche permisero il poter mangiar carne nei giorni di venerdì e sabato in causa del colera morbo e questo permesso durò sino al giorno 20 di ottobre.

Nel 1856 la pesca venne fatta a Quarantoli, Codoro, Falconiera, Gallese, Vallecosa, Stupiaro; il 31 marzo ottenne il permesso per la risaia del Ducato di Galliera. Nel 1857 sono segnate le lo­calità Pilastri, Buonacompra, Galliera Seraglio, ma il paese più frequentato si è stato nei maceri di Lungo il Reno dal Dosso Centese sino a Poggiorenatico. In quest’anno si può dire che le rane sono state piuttosto belle ma in discreta quantità. Nella vigilia del S. Natale vi fu abbondanza di pe­sce del mare, ma le rane piuttosto poche si sono vendute a caro prezzo.

Nel 1858 scrive questa memoria:

Nei momenti di gennaio e febbraio e sino alla metà di marzo non si potè pigliar rane in causa di un grosso gelo arrivato alla grossezza di un braccio, per il che le rane morirono quasi tutte ed io in questi due mesi non guadagnai niente a cagio­ne di non aver potuto comprare le rane dai miei corrispondenti. Nonostante tutto le rane pigliate e comprate furono 197.400 con una spesa di Modenesi Lire 1809,13 e l’incasso fu di Modenesi Lire 2777,6. Le rane furono belle e si sono vendute a caro prezzo per la carenza di pesce.

Alla fine del 1859 si lamenta perchè nonostante la scarsità del pesce di mare, le rane non furo­no vendute ai prezzi che esse esigevano e la cagione fu anche che vi sono assai famiglie che non vogliono più mangiare da magro: tanto prò memoria ad uso mio.

Sotto la data del 18 gennaio 1864 scrive:

Mori il Prevosto di Mortizzuolo D. Martino Ragazzi alle ore 4 e tre quarti pomeridiane in giorno di lunedì e fu sepolto nella tomba sepolcrale in coro a canto ad un altro Parroco, cioè D. Possidonio Senesi, e passarono 93 anni dacché vi era stato sepolto. D. Martino Ragazzi aveva l’età di 80 anni, 2 mesi e 7 giorni essendo stato parroco per lo spazio di 43 anni.

Nel 1866 il cronista si lamenta perchè dovette pagare il dazio consumo imposto dal Governo sulle rane cioè 2 centesimi per ogni libbra e la spesa totale fu di Italiane Lire 88,23. Il dazio venne levato alla fine dell’anno mediante una petizione. Nel 1867 la pesca avvenne in nuove località: Porcara, Malalbergo, Diamantina, Moglia di Gonzaga, Pegognaga, Bondanello Polesine, Galvagnina, ma il territorio più frequentatosi fu di là di Secchia cioè sotto le Comuni di Gonzaga, S. Benedetto e Quistello, paesi che era circa da 10 o 12 anni che non vi ero stato a pescar rane in causa che erano occupati dai Tedeschi. Le rane furono vendute a caro prezzo, anche in causa, perchè erano poche ed ancora perchè mancava il pesce dolce, cioè l’anguilla e la tenca.

L’anno seguente 1868 annota che:

Alli 10 settembre fu il primo giorno che si vendette nella nuova Pescheria della Mirandola e fui collocato al primo po­sto dalla parte sinistra e le rane smerciate furono 372.700 con un guadagno di Italiane Lire 1909,80.

Alla fine del 1869 scrive:

In quest’anno si può dire con certezza che le rane sono state belle, ma non di smisurata grossezza, e che tutte le ore del giorno prendevano il boccone, cosa che accadè vari anni, e particolarmente nella valle di Burana…, ma si sono vendute a basso prezzo… per la scarsità dei denari che circola in questi Paesi, ma, in generale parlando, perchè pochi sono quelli che vogliono mangiare da magro. Quest’anno nevicò la prima volta il 28 ottobre causa questa che anche le rane che si do­vevano vendere in quest’inverno sono poche e perciò alla fine di quest’anno mi sono trovato avere in casa soltanto mi­gliaia 10 e 200.

In quest’anno 1870 si può dire che si sono vendute le rane grosse… pigliate nella valle di Burana, ma dopo poi che le rane si furono sgravate queste se ne andarono a poco a poco… e fummo costretti ad abbandonare questa valle… e por­tarsi in Diamantina… ma anche qui l’acqua si perdette… ci venne volontà di portarsi… nelle valli di sotto Ferrara… ecolà infatti le rane non mancavano sì per la quantità come ancora per la qualità, le quali non tutte, ma alcune erano di straor­dinaria grossezza e a dir vero, io vecchio di 54 anni, ed avendo sempre lavorato in questo mestiere, posso dire di non averne mai vedute in tutto il tempo di mia vita delle simili a queste. Ma tutti quelli che si sono portati colà, tutti hanno guadagnato delle febbri… Dio non voglia che qualcheduno non vi venga lasciare la sua vita.

Nel 1871 a questo riguardo ancora scrive:

Nel”autunno poi si sono ammalati tutti questi uomini che hanno frequentato quei Paesi… in modo che le febbri di quando in quando li tormentano sempre anche adesso abbenchè siamo d’inverno… e questo male è stata causa… che io non ho potuto accumulare rane da vendere, e mi dovrò rimanere a casa per tutto quest’inverno, avendole terminate la vi­gilia del S. Natale.

Siamo nel 1872 ed il nostro cronista inizia subito con questa nota:

In tutto questo mese di gennaio non potei andare a Modena per mancanza di rane.

In ottobre scrive:

Non andai a Modena in causa della rotta del Po avvenuta il 23 di questo mese di ottobre alle ore 11 antimeridiane al fondo Ronchi in giorno di mercoledì, e la casa che abitavamo cadde dopo tre giorni che l’acqua fu arrivata all’altezza di un metro circa. Nonostante questo nell’annata furono vendute 368.800 rane e la somma guadagnata fu di Italiane Lire 1887,26.

In quest’anno fummo costretti per pescare, a portarci nelle valli di sotto a Ferrara dove il Po aveva innondato nella primavera e colà le rane si erano riunite in tanta copia, che coprivano tutta l’acqua che era nei fossi, e queste erano anco­ra belle, in modo che vi erano molti Romagnoli, Veneziani, Padovani, Ferraresi e noi Modenesi ancora e per tutti si po­teva pescare, e da tutti si caricava barocci sino alla fine dell’estate…

Nel 1873 annota:

Era mio costume il ricordare a capo di ogni stagione le vicende che erano succese lungo il corso di queste, e ne avevo compilato un libro d’alcune carte e per lo spazio di circa vent’anni, ma per le acque dell’innondazione del Po, essendosi atterrata la casa, ivi vi rimasero sommersi tanti libri di lettura coi quali mi divertivo di quando in quando a leggere e fra questi vi rimase anche quello delle ricordanze…

Nel mese di aprile del 1874 scrive:

Il giorno 23 soffiò un vento freddo in causa di un temporale accaduto, per quanto si sentì dire, in Romagna ed anche d’un uragano avvenuto sotto Ferrara con tempesta che ha devastato quelle campagne, per la qual cosa, vi fu una brina la notte del 29 al 30 la quale distrusse in parte i fagioli di già nati… Essendo poi la valle asciutta, le rane si sono imagrite al segno che non hanno altro che ossa e pelle… e perciò non avvi alcuna speranza che queste si possino ingrassare…

Nel mese di maggio:

La fame serpeggia in molte famiglie attesoché la farina di frumento vale per ogni quarta Italiane Lire 50 e quella del frumentone 40. Le rane vendute furono 367.500 e la somma percepita fu di Italiane Lire 2130,8.

Il 1874 per il nostro cronista Molinari fu un anno accezionale per un viaggio da lui fatto a Fi­renze per visitare la sorella Rosa che era ammalata che morì poi il 6 ottobre 1876. Egli con la consueta sua semplicità, scrive:

Partii da Modena col treno amnibus in 3a classe alle ore 9 e mezzo della sera la viglia del SS. Natale e sono arrivato a Bologna dopo un’ora circa di cammino e colà smontato da questo treno si aspettò un altro che partiva per Firenze nelle ore 12 e mezzo dopo la mezzanotte e con questo si percorse la linea per Pistoia ed altri Paesi che non ricordo il loro no­me, arrivando a Firenze nella mattina cioè del giorno del SS. Natale alle ore 5 e mezzo e vi fu la spesa di Italiane Lire 9,70, e cosi anche lo stesso nel ritorno che feci a Modena dopo l’essermi fermato in quella Città per undici giorni.

Ebbi il comodo di visitarla tutta per più volte e ne ho ritratto gran solazzo visitando le Chiese principali e particolar­mente il Duomo il quale è lungo 235 passi cominciando dalla balaustra sino alla porta dell’ingresso. Visitai anche le Chiese di S. Maria Novella, di S. Lorenzo ecc.; tutte a ben ragione si possono chiamare Basiliche… Vidi ancora il Palaz­zo Pitti dove vi era la reggia del Re quando questa Città faceva capitale dell’Italia; il gran palazzo dove vi resideva il par­lamento ed in questo si ritrova la sala dei 500 ed anche la sala dei 200.

Visitai il monte Fiesole, dove vi era l’antica Firenze, piccolo paesello posto sopra una altura dove ad un colpo d’occhio si vede tutta l’intiera città e colà vi è il Vescovo con un Seminario ed una chiesuola colle travi composta come sarebbe il Duomo di Modena.

Visitai la cappella dei Duchi Medici dove sono questi sepolti e dove si vedono le loro statue di marmo e di bronzo. Ho visto ancora la statua del generale Fanti posto in bel piazzale formato a foggia di giardino come ancora quella di Dante Alighieri…, insomma tante altre cose meravigliose per me e delle quali non so darne una idea, senonchè dirò che Firenze mi ha piaciuto moltissimo e se molti signori preferiscono questa a molte altre città d’Italia hanno ragione perchè colà vi sono molte belle cose da ammirare e poi ancora per la sua amenità della temperatura…

Nel successivo anno 1875, come al solito alla fine di ogni anno, il nostro cronista annota:

Il mese di febbraio fu stravagantissimo, cominciato già con il freddo e ghiaccio… negli ultimi giorni di Carnevale però si ebbe un sole che riscaldava come se fosse stato alla fine di marzo.

Il giorno 18 a mezzogiorno incominciò a farsi sentire una bufera fredda in modo che ci regalò della neve che arrivò in vari giorni all’altezza di 55 centimetri, nevicata tale che al detto degli uomini vecchi… e che hanno buona memoria, non si ricordano di averla mai veduta in questi giorni. Noi intanto se ne dobbiamo stare in casa rinchiusi aspettando la buona stagione ed in questo mese non si è pigliato nemmeno una rana. Anche nei mesi successivi la stagione fu inclemente con grande rischio dei raccolti. Riepilogando tutto quello che ho potuto arguire da ciò che ho considerato, posso dire che l’anno è stato abbastanza abbondante in tutto, sì per quello che necessita al vitto dell’uomo, come ancora per il vitto de­gli animali. Totale delle rane vendute 348.200 e la somma percepita è di Italiane Lire 1842,4 cosichè possiamo a ben do­vere ringraziare la Divina Provvidenza che non manca mai di soccorrere e di mantenere l’umana stirpe…

Egli chiude con una notizia dolorosa che lo riguarda personalmente, la morte della moglie:

Il giorno 14 ottobre avvenne la morte dell’Anna Campagnoli dell’età d’anni di 55 e mesi 6, mia moglie, la quale nel corso lungo di ben 34 anni e mesi 6 mi fece buona compagnia aiutandomi ad allevare ed anche ad educare cristianamente otto figli ognor viventi; fu rapita all’amor mio e di tutta la sua prole assalita da crudel morbo così detto del tetano che in capo a giorni 8 di letto dovette incontrare l’estremo fato lasciandomi in gravi affanni finché avrò vita per la perdita di tanto buona donna.

Dell’anno 1876 il nostro Molinari fa questo riassunto:

Un anno tutto differente da quello passato. Sul suo principio fu piovoso ed in seguito tutti i mesi furono cosi sino alla metà di luglio, cosicché il fieno si dovette segare nell’acqua come anche il frumento in molti posti fu mietuto colle bar­chette, e questo raccolto fu assai scarso… e perciò poco nutrito.

Con tutte queste acque la valle fu sempre piena e non si potè aprire le chiaviche sino alla fine di giugno, cosicché le ra­ne poterono generare e nacquero tutti i loro figli, e nell’estate si vide tanta quantità di ranocchini che non fu mai veduta, ma anche le piccole che vi erano in primavera diventarono grosse…

Alla metà del mese di agosto non ebbi più ghiaccio nella mia conserva, cosicché si dovette andare a prenderlo a Mode­na il quale proveniva da Verona e questo per la via ferrata dovendosi pagare per ogni peso centesimi 75.

I grani poi si alzarono di prezzo dopo la raccolta… ed è riuscito un anno di fame per molte famiglie per causa di man­canza di lavoro.

Alla fine del mese di gennaio 1877 si incominciò a porre il ghiaccio nelle conserve sin tanto che si arrivò a riempirle, ma non tutti furono solleciti a ciò fare onde questi rimasero ingannati perchè il ghiaccio durò pochi giorni e dopo non se ne vide più; noi però fossimo premurosi andando a cercarlo lungo i fossi delle strade e del Doglione e di S. Biagio in Pa­lude, perchè nei maceri l’acqua non si congelò; dopo il lavoro di 10 o 12 giorni con due birocci e due bestie arrivammo al termine di potere averla piena.

Riepilogando tutto ciò che ho osservato in quest’anno posso con sicurezza dire di essere stato un anno sterile in tutto ciò che necessita al viver dell’uomo… perchè il frumentone scarsissimo…; l’uva quasi tutta marcia…, poco fieno in man­canza del caldo perchè quasi tutti i giorni pioveva… e perciò la fame serpeggia in molte famiglie e questa molto più viene crescendo anche per mancanza del lavoro.

Le rane pigliate da noi e comprate sono state 502.700 e la somma percepita è di Italiane Lire 2.907,5.

Il giorno 9 di gennaio 1878 avvenna la morte di Vittorio Emanuele II Re d’Italia a Roma dopo d’essere ammalato gior­ni 4 causata questa dalla migliara e fu sepolto nel gran Panteon.

Il giorno 7 di febbraio è avvenuta la morte del Sommo Pontefice Pio IX dopo essere stato Papa quasi anni 32 in età d’anni 86. Questi due grandi Personaggi sono stati universalmente compianti da tutti per le grandi opere che hanno fatto all’Italia nel tempo del loro regnare.

Nei mesi successivi scrive che:

Causa la cattiva stagione la pesca delle rane si deve farla in più parti, cioè nel Ferrarese e siti Mantovano ed ancora nel Bolognese ma ovunque sono piccole e magre… però l’anno 1878 si può chimarlo di grazia perchè fu un anno abbondante di tutti i generi. Le rane vendute furono 362.816 con un incasso di Italiane Lire 1.768,14.

Abbiamo, così continua il nostro cronista, incominciato l’anno 1879 con la stagione assai cattiva causa un freddo ec­cessivo per cui la povera gente non può aver lavoro e perciò, abbenchè le farine non sieno a caro prezzo, tuttavia il pove­ro langue di fame.

Nel mese di aprile fa questa osservazione:

i frumenti abbisognano di essere purgati dalle erbe e questo lavoro sarebbe di doppio interesse che venisse fatto anche a riguardo dei poveri lavoranti, i quali hanno grande necessità di poter guadagnare onde poter vivere, ma causa le conti­nue acque non lo possono fare.

La pesca delle rane si fa ancora a Tombo e anche nelle valle di Burana la quale valle è piena d’acqua e questa giova alla sgravidanza delle ova delle rane…

Sono già otto mesi che le acque continuano a cadere… e il Po minaccia di rompere gli argini in più luoghi, ma soprat­tutto a Revere ed a Sermide ed in questo momento che scrivo, si vedono gli uomini a portarsi in quei posti con vanghe e badili, e sono mandati dalle Comuni di Mirandola e S. Felice, onde riparare, se si può, a questo gran frangente.

Il 4 di giugno scrive:

Dissi che il Po minacciava di rompere gli argini e purtroppo la mattina del giorno 4 di questo mese di giugno alle 3 e mezza le acque, mediante un sifone alla distanza di metri 84 dall’argine destro, ruppe l’argine stesso al luogo detto Colombaro. Luogo che si trova tra Sermide ed il Bonizzo e le acque allagarono tutto quel tratto del terreno che fu coperto colla rotta che avvenne l’anno 1839 restando di sotto metri uno e mezzo da quella del 1872 apportando però un danno in­calcolabile…, e un disastro che fa spavento al sol pensare tante famiglie hanno dovuto lasciare le loro case e le loro spe­ranze.

In merito al suo commercio fa questa nota:

Le rane con queste acque si sono fatte grosse, e si pigliarono nei nostri dintorni. Alla fine di novembre… cadde una forte nevicata seguita da un freddo così acuto che il ghiaccio era venuto alla grossezza di mezzo braccio, e così la povera gente sono in misero stato più che mai, atteso che, essendo la terra coperta di neve non possono più lavorare per guada­gnarsi il vitto, è bensì vero che ricevono qualche poco di farina dalla beneficenza in causa dell’innondazione, come anche dei panni da coprirsi…, ma tutto ciò è sempre stato poco al bisogno in cui si trovano…

Causa poi la grossezza del ghiaccio e per tema che il pesce e le rane morissero in molti luoghi lo dovettero rompere, ma anche con tutto ciò… molto pesce si dovette morire, come anche morirono le rane che erano rimaste nei fondi dei fossi.

Le rane smerciate nel 1879 sono state 378.992 ed il guadagno percepito, detratte le spese, è stato di Italiane Lire 2.700,26.

L’annata 1880 fu molto fredda ed il ghiaccio è arrivato alla grossezza straordinaria di un braccio, in modo tale che i fiumi stessi si erano agghiacciati e persino il Po, dove si poteva attraversare con carri e birocci.

Con questa stagione la povera gente pativa assaissimo e perciò regnavano moltissime malattie…, e inoltre vi era la scarsità dei viveri, i quali erano a prezzi elevatissimi. In causa del freddo così acuto e così lungo, hanno sofferto le viti e con questa stravagante stagione non si è potuto incominciare la pesca delle rane. La stagione buona incominciò in mag­gio e vi sono ottime speranze di buona riuscita in tutti i prodotti, eccettuate le viti di già secche. La pesca delle rane si de­ve fare in piu luoghi in causa delle molte acque e sono piuttosto piccole e magre… e per ora, siamo in agosto non si potrà pigliarne che pochi.

Causa la secca delle viti… sulla piazza di Modena si vendeva l’uva nera a Italiane Lire 30; così pure quella proveniente dal napolitano.

Il mese di gennaio 1881 fu bello sino alla metà e poi cominciò a nevicare parecchie volte, e la neve raggiunse l’altezza di quasi un ginocchio.

In merito alle rane scrive:

Continuo ad andare a Modena a vendere le rane pigliate nell’anno passato e mi trovo ad averne ancora in tutte e quat­tro le buche, credo di poter seguitare anche per tutto il venturo febbraio, senza anche pigliarne delle nuove… e con que­sto si è potuto rimediare al danno che ho sofferto colla mancanza dell’uva, perchè questa mi provvedeva nella stagione d inverno di qualche somma di denaro vendendo alcuni mastelli di vino.

L’anno 1882 incominciò con il mese di gennaio molto bello… con un sole che riscaldava come primavera, faceva però freddo alla notte con delle brine da purgare la terra…, cosicché siamo arrivati alla fine senza poter riempire le ghiacciaie, la qual cosa dà molto da pensare a noi che di questo non possiamo far senza… però il nostro mestiere questa bella stagio­ne non ci dà nessun vantaggio, perchè non si dà veruna parte…

La stagione buona durò ancora per tutto il mese di febbraio per cui il nostro commerciante potè, dato il freddo intenso della notte…

a riempire le conserve di un ghiaccio forte e bello, ma però… si è dovuto ricercarlo sino al bosco di S. Felice, in fossa Reg­giana, alla Colombarina di Tosatti, ed alla Suora di Molinari e lungo la strada della Croce nella valle… e vi sono stati im­piegati giorni 9 e si sono fatti 82 birocci.

La pesca delle rane si fa a Tombo e nei maceri sui Bolognese e Ferrarese, ma queste sono piccole e non vi è speranza di divenire grosse perchè l’acqua manca dappertutto.

Nel mese di maggio la campagna si presenta bene… perchè sono cadute le piogge a tempo… cosichè il frumento ha messo fuori la spiga, ed è bella lunga, e Dio voglia che il grano non sia sterile perchè vi è grande bisogno di buone raccolte di grano acciocché questo si ribassi di prezzo che anzi in questi giorni si alzò d’una Lira per quintale prima valeva Italia­ne Lire 31.

Nel mese di settembre scrive:

Abbiamo d’un tratto cambiato la stagione, dal lungo asciutto… in lunghi giorni di pioggia. Tutti i fiumi del Veneto e del Veronese hanno rotto gli argini… sommergendo raccolti, atterrando case, affogando animali… ed ancora molte vit­time umane, insomma una desolazione non mai più sentita e molto di più della nostra sofferta in tutte e tre le rotte che ri­cordo io.

L’anno poi 1883, trattandolo in generale, è stato può dire abbondante in tutti i prodotti della terra, ed abbenchè in tut­ta l’estate non sia caduta una buona bagnata per il frumentone il quale ne pativa molto. Verificandosi il proverbio, che per l’asciutto si fa di tutto… soltanto scarsa è stata la pesca delle rane…, così il pesce è stato scarso. La differenza del commercio e delle rane dell’annata 1882 all’annata 1883, in quantità, è stata di 14.371; piuttosto è stata la somma perce­pita in meno è stata d’italiane Lire 742,70.

La cronaca del nostro Molinari arriva del giugno 1884 con alcune notizie di carattere agricolo e famigliare, ma certamente egli l’avrà continuata. Ho chiesto alla famiglia che possiede la citata cronaca se potevano rintracciare i fascicoli mancanti ed avendo avuto una risposta negativa cre­do in questo momento di poter chiudere la presente relazione con una comunicazione rintraccia­ta tempo fa tra le carte di un cronista mirandolese Luigi Natali, il quale ci ha tramandato, però senza data, che detti ranari si erano costituiti in Società eleggendo quale loro Presidente il Signor Guido Magnanini e che ogni anno al tempo di Carnevale si radunavano in convito mangiando un boccone in allegria confezionato a base delle rane e bagnato da un buon bicchiere di vino il quale dava a tutti la possibilità di parlare del loro umile mestiere.

È certo che la Società era ancora in vita ai primi anni del 1900 e poi, come tutte le cose del mondo, in silenzio scompare lasciando dietro di se un semplice ricordo.

Credo sia bene chiudere queste memorie con un pensiero del cronista Molinari che ci fa capire quale sia stato il suo intendimento nello stendere la cronaca: “È da parecchi anni che faccio me­moria alla fine di ogni anno delle cose succedute, non però in particolare bensì in generale : così siamo nel 1881 ne scriverò qualche d’una di queste a prò sempre dei miei figli, acciocché anche dopo la mia morte si possino ricordar di ciò che ho fatto per loro”.

Don Francesco Gavioli

Tratto dall’opuscolo di presentazione de “La Sgambada” – 10a Edizione della MaratonaPopolare

Anno 1981

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