Da un Ducato all’altro

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Lo giuro!

L’urlo echeggiò nel salone della casa del conte Lodovico Boretti dove erano stati convocati i capifamiglia della Mirandola. E’ il 2 agosto del 1708 e da pochi giorni il feudo dei Pico è stato tolto al duca Francesco Maria il “duchino”, come il popolino lo chiama con affetto per la sua giovane età.  In attesa che ne vengano decise le sorti, ai mirandolani è stato ordinato di ritenersi liberi da ogni obbligo verso il duca uscente e di  prestare giuramento all’imperatore Giuseppe I d’Asburgo. In città i capifamiglia sono stati convocati in casa del conte Boretti, in campagna nelle chiese parrocchiali. La fine è iniziata sette anni prima.

Nel 1701 scoppia la guerra di successione spagnola in cui si scontrano Francia e Spagna contro Austria, Prussia e Inghilterra. I Pico sono alleati con gli spagnoli, ma devono obbedienza all’imperatore del Sacro Romano Impero nella persona dell’imperatore austriaco.

Brigida Pico, reggente in nome del duca infante, si viene a trovare in una situazione precaria; da una parte l’imperatore le ordina di cacciare le truppe franco/spagnole, dall’altra queste non ne vogliono sapere di abbandonare questa fortezza posta in una posizione strategica.

Brigida ha un colpo di genio; segretamente, aiutata da amici, in carri che trasportano paglia e fieno, fa entrare in città armi e munizioni che poi fa distribuire ad un migliaio di cittadini, inoltre fa mettere fuori uso i cannoni del castello. Quando i preparativi sono terminati, convoca a corte il comandante francese e gli ricorda della promessa fatta a suo tempo di sgombrare la Mirandola nel caso di richiesta da parte dell’imperatore. Il francese, che sa che la Mirandola non ha mai avuto un esercito degno di questo nome, le ride in faccia e la provoca:- Mi mandi via lei, Sua Altezza!- Quando però, ad un cenno della principessa, il capitano della guardia ducale Obizzo Papazzone lo arresta, la sua espressione cambia totalmente. Subito dopo le campane delle chiese iniziano a suonare a martello, è il segnale! I cittadini, popolino e nobili una volta tanto uniti, accorrono in massa ed in meno di due ore disarmano la guarnigione franco/spagnola; è il 21 aprile 1701, dopo Natale arrivano i soldati imperiali.

Brigida Pico reggente

Brigida Pico reggente

Francesco Maria Pico ultimo duca della Mirandola.

Francesco Maria Pico ultimo duca della Mirandola.

 Rinaldo d'Este duca di Modena.

Rinaldo d’Este duca di Modena.

Tre anni dopo Francesco Maria, che ha poco più di 15 anni, decide che è grande abbastanza per governare direttamente; caccia Brigida e si pone alla guida del ducato.

Il 1704 è un momento delicato, le cose non vanno molto bene per l’impero, così il “duchino” pensa bene di cambiar bandiera. Si reca alla Concordia dove staziona il comando francese, che sta assediando la Mirandola, e si affida alla protezione di Francia e Spagna.

L’imperatore è furibondo, ma la guerra sta andando male ed ha altro a cui pensare, quindi si limita a dichiararlo traditore e fellone e gli toglie ducato e beni immobili senza però poter far niente di concreto. Nel 1707 però le cose cambiano; la guerra ha preso un’altra piega e viene firmato un trattato, non una vera pace che arriverà dopo altri sette anni, che permette all’imperatore di metter mano alle faccende lasciate in sospeso, tra cui il ducato della Mirandola. Manda il conte Giambattista di Castelbarco come commissario imperiale, che istruisce un processo contro Francesco Maria, che all’apparenza è scrupoloso e preciso, ma nel contempo lo contatta segretamente offrendogli la figlia in sposa e come dote la Mirandola. Il duca rifiuta sdegnato, ma non per il ricatto bensì per il basso lignaggio della nobildonna.

Si arriva così al giuramento e tutto sembra perduto. L’imperatore però pare abbia un piccolo ripensamento, in fondo il giovane Pico gli è simpatico, così gli fa capire che con 200.000 fiorini le cose potrebbero accomodarsi. Francesco Maria si mette in moto e freneticamente cerca di trovare la somma. Cerca dal duca di Modena che però è personalmente interessato al ducato, cerca dalla madre Anna Camilla Borghese che però è tirchia più di zio Paperone, cerca in Francia che ha i propri problemi e non gli dà retta e cerca anche a Venezia dagli amici Foscari e Morosini, ma il denaro non si trova. L’imperatrice cerca di dargli una mano offrendogli metà della somma a patto che sposi la figlia del conte di Gorizia, ma manca sempre l’altra metà e non se ne fa niente.  Anche lo zio Galeotto Pico cerca di approfittare della situazione e si propone come sostituto a Francesco Maria in quanto senza colpe per il tradimento, ma ha poche raccomandazioni ed il tentativo non va a buon fine.

L’8 febbraio del 1710 viene pubblicato il bando d’asta del ducato della Mirandola; è la fine. L’ultima settimana di maggio inizia a girare insistentemente la voce che Rinaldo d’Este duca di Modena si è aggiudicato l’asta; la domanda che i mirandolesi si fanno è: Ma propria li lù? Allarmati, i notabili della città convocano i cittadini a cui fanno firmare una petizione da presentare all’imperatore per chiedere il perdono per Francesco Maria o in alternativa dare in gestione il feudo ad un altro Pico, ma giammai al duca di Modena! Tale gesto non ha esito positivo, anzi fa temere disordini di piazza e porta all’arrivo di un nuovo governatore, il conte Achille Tacoli, accompagnato da un commissario cesareo, che si affretta a togliere ogni potere decisionale ai suoi predecessori.

Arriviamo così al 30 marzo 1711; il Duomo viene addobbato a festa ed il giorno dopo vi si celebra una messa cantata solenne con “Te deum” in onore al duca di Modena. La partecipazione è totale, non manca nessuno, in particolare la povera gente che ben sa come di solito vanno a finire questi eventi. Infatti al termine della cerimonia il governatore si avvia verso la Corte e durante il percorso fa gettare un mare di monete in mezzo ai poveri. Arrivato a palazzo il conte Tacoli annuncia ufficialmente che il 12 marzo a Vienna il duca di Modena Rinaldo d’Este ha ricevuto dall’imperatore l’investitura del ducato della Mirandola. Nonostante l’abbondante elargizione di denaro, questo annuncio non riceve la calorosa accoglienza che ci si aspettava, se non qualche sporadico “Viva il duca” lanciato da pochi leccapiedi.

Giovan Francesco Piccinini,  medico chirurgo alla corte dei Pico, scrive nelle sue memorie: “A dì 16 aprile 1711, giorno di allegrezza per li signori modonesi, e di cordolio per li mirandolesi…” In quel giorno infatti i mirandolesi vennero chiamati a far giuramento al duca Rinaldo d’Este, duca di Modena e Reggio e della Mirandola.

Vanni Chierici

Fonti:  Memorie storiche della città e dell’antico ducato della Mirandola –

Vol. IV –

Mirandola 30 secoli di cronaca – Giuseppe Morselli

Cronaca della Mirandola – Giovan Francesco Piccinini

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