Bello a sapersi -Le acque e la Bassa Modenese – Maurizio Bonzagni

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Maurizio Bonzagni

Maurizio Bonzagni

Chimico, nato a Mirandola nel 1958, ha lavorato a lungo come responsabile vendite presso una multinazionale di materie plastiche ma è soprattutto un appassionato di storia locale di cui è da anni un attento lettore. Dopo aver arricchito la propria biblioteca di numerosi testi su Mirandola e la Bassa Modenese e raggiunta recentemente la pensione ha iniziato la collaborazione con Al Barnardon per condividere e contribuire a divulgare la splendida storia delle nostre terre, spesso sconosciuta o ignorata da molti dei suoi stessi abitanti.

Le acque e la Bassa Modenese

1950 - I passatori Bertelli in S. Martino Secchia

1950 – I passatori Bertelli in S. Martino Secchia

Concordia sulla Secchia - Dicembre 2020

Concordia sulla Secchia – Dicembre 2020

Sec. VIII Topografia della regione con la palude di Bondeno di C. Tosatti

Sec. VIII Topografia della regione con la palude di Bondeno di C. Tosatti

E’ noto che la nostra pianura si è formata grazie al deposito nei secoli dei fiumi che scendendo dai monti hanno lentamente riempito la vasta depressione con i loro detriti. Il Po, la grande vena padana che raccoglie tutte le acque e le porta al mare, nella nostra zona passa però molto a nord, più vicino alle Alpi, e i fiumi che discendono dagli Appennini nel loro lungo percorso hanno già depositato i detriti più grossolani. Le acque a sud del Po hanno quindi stentato a riempire la depressione stanziando a lungo in una immensa palude dove solo le polveri più fini di argilla e limo hanno potuto lentamente essere depositate, dando luogo ad un grande tavolato a bassissima pendenza e compatto, poco drenante, la cui  naturale condizione è perciò quella di palude.

Scarriolanti

Scarriolanti

Livelli delle esondazioni sulla facciata della parrocchiale di Bomporto. 1840 e 1966

Livelli delle esondazioni sulla facciata della parrocchiale di Bomporto. 1840 e 1966

Carta morfologica della pianura tra Secchia e Panaro

Carta morfologica della pianura tra Secchia e Panaro

Dopo molti secoli solo l’organizzazione militare degli antichi romani ha potuto in parte bonificare queste terre ma le invasioni barbariche e i secoli di anni bui che sono seguiti le hanno riportate alla loro naturale condizione di immenso acquitrino. Il nome derivava dal fiume che l’attraversava, la palude di Bondeno.

Occorre attendere l’intervento dei grandi monasteri benedettini poco prima dell’anno 1000 per avere di nuovo una organizzazione sufficientemente forte per incanalare le acque e liberare dai boschi fertili terreni per la coltivazione di grano e vigneti. Sono i monaci del ricco monastero di Nonantola a guidare le nuove bonifiche della Bassa Modenese, da loro in gran parte posseduta.

I  fiumi sono però privi di argini adeguati, con frequenti esondazioni e con le campagne che rimanevano immerse per lunghi periodi a causa del terreno argilloso. Ciò era considerato una condizione naturale contro la quale non rimaneva che la preghiera per calmare l’ira divina. Una terra difficile in cui vivere,  assediati da numerose zanzare e decimati da malaria, tifo e tubercolosi.

Solo nel 1300 si realizzano i primi veri argini, alti solo pochi metri e, soprattutto, costruiti a ridosso del letto del fiume, serrato in uno stretto corridoio senza un adeguato volume di contenimento. E’ in questo periodo che avviene inoltre la deviazione del Secchia verso nord facendogli abbandonare la sua naturale deviazione ad est da Camurana verso Bondeno. Tagliando il fiume Bondeno, riducendolo a canale di scolo e rendendo le terre alla sinistra del nuovo corso una invivibile palude. Scompare così Santo Stefano, villaggio nei pressi dell’odierna Concordia, sede della prima chiesa battesimale, Pieve, della diocesi di Reggio, a cui tutta questa area apparteneva.

Numerosi interventi locali si susseguono drizzando le anse più pronunciate e alzando gli argini nei tratti più critici ma la divisione politica del territorio in tanti stati impediva interventi strutturali che affrontassero il problema nella sua interezza. Bisogna arrivare al Regno d’Italia e alla legge Baccarini del 1881 con cui si dà il via alle grandi opere su tutta la Pianura Padana dei Consorzi di Bonifica per debellare il flagello della malaria. Con il sudore e la sola forza delle braccia migliaia di scarriolanti compiono un lavoro gigantesco di scavo e di nuova arginatura con una adeguata golena, completando finalmente la bonifica idraulica della Bassa Modenese.

Le esondazioni, anche se drasticamente ridotte, non scompaiono totalmente ed è storia ormai recente la creazione delle casse di espansione a monte delle nostre valli per decapitare i picchi di piena, realizzate a Campogalliano nel 1980 per il Secchia e a S. Cesario nel 1985 per il Panaro.

La barriera contro le acque è quindi finalmente completa ma basta poco alla natura per avere di nuovo il sopravvento. Il livello delle acque spesso arriva a superare in altezza i tetti delle vicine case mettendo in allarme interi paesi, li chiamano fiumi pensili, perché il fondo del loro alveo è più alto rispetto al piano della campagna circostante, la bassa pendenza rallenta la corrente e continuo è il deposito delle polveri più fini che alzano il letto del fiume.

Ho negli occhi quadri con dipinti paesaggi in cui sinuosi  fiumi privi di argini rendono una casa di campagna un luogo incantevole. Beh, io, in quella casa avrei paura.

Maurizio Bonzagni

PARMIGIANI, Acque di destra del Secchia. La bonifica del territorio nelle mappe storiche, Mantova2009.

  1. FUMAGALLI, L’abbazia di Nonantolanel quadro degli interventi territoriali-idrografici dei grandi monasteri europei, in «Il sistema fluviale Soltenna/Panaro: storie d’acque e di uomini», Atti della giornata di studio, Nonantola 1988.
  2. CALZOLARI, Ricerche sul corso inferiore del fiume Secchia dall’epoca romana al basso medioevo, in «Materiali per una Storia di Concordia sulla Secchia», Gruppo Studi Bassa Modenese, Biblioteca n. 4, Mirandola1993
  3. TAVERNELLI, Il difficile rapporto tra Rovereto e il suo fiume in età moderna, in «Acque dannose e acque utili. Interventi di bonifica e uso delle risorse idriche nei territori di Novi e Rovereto fra XV e XX secolo, del Gruppo storico Novese Sezioni di Novi e Rovereto, Novi 2005.
  4. CAPPI, La Mirandolastoria urbanistica di una città, 1973, Seconda edizione a cura del Circolo “G: Morandi” di Mirandola, Mirandola 2000.
  5. COLLI, Un immenso cantiere, in «Il bel Panaro. Un fiume generoso e umile», Modena 1989.
  6. GAVIOLI, C. MALAGOLI, Medolla ed il suo territorio comunale. Un popolo, una storia. Notizie e ricerche storiche civili, Centro Studi Storici Nonantolani, Carpi 1996.
  7. DOTTI MESSORI, La bonificazione di Burana: una storia per immagini, in «Acque e terre di confine. Mantova, Modena, Ferrara e la Bonifica di Burana», Ferrara 2000.
  8. TOSATTI, Il corso medio inferiore del fiume Secchia nel Medio-Evo, Pubblicato dal Consorzio interprovinciale per la bonifica di Burana, Modena 1956

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