1946 Scuole Elementari – Testimonianze delle insegnanti

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1945-Bianca Bonfatti (FILEminimizer)

Dal registro degli scrutini o degli esami delle scuole Elementari di Mirandola
Anno scolastico 1946/1947

L’anno scolastico 1946/’47 comincia il 4 ottobre e finisce il 14 giugno e prevede un orario a turni mensili: antimeridiano 9-13; pomeridiano 13.30-17.30 oppure 14-18. Nelle osservazioni scritte dagli insegnanti sul registro particolare at­tenzione è dedicata alla frequenza degli alunni, che risulta scarsa nei periodi di par­ticolare freddo o per malattia; in quinta le bambine si assentano anche per lavoro.

Già dalle classi prime, oltre alle materie fondamentali quali lingua italiana e matematica, viene dato un rilievo particolare ai seguenti insegnamenti:

-Religione che è materia trasversale ad altre materie come la lingua italiana e il canto;

-Educazione morale, civile e fisica che punta l’accento sul contegno e i doveri del bambino verso famigliari, superiori e compagni; regola l’entrata e l’uscita dall’aula e le posizioni che l’alunno deve assumere: in piedi, seduto, sull’attenti, a riposo, quando e come si saluta (un sistema di regole rigoroso ed efficace);

-Lavoro che vuole favorire il processo di autonomia del bambino attraverso semplici attività quali spogliarsi, vestirsi, riporre il materiale, incartare il quaderno, temperare la matita, ritagliare forme geometriche e figure, realizzare piccoli oggetti. I voti sono espressi in decimi e vengono utilizzati in una scala che va dal 4 al 10.

I bambini vengono promossi alla la sessione o rimandati. Pochi si presentano agli esami per la seconda sessione. In terza si effettuano gli esami di compimento inferiore.

Gli alunni con problemi di apprendimento sono descritti con tenerezza:

Mi dispiace che fra tutte le mie scolarine una non possa seguirmi. Povera piccina mi fa tanta pena! E molto tardiva, ha la mentalità di una bimba di due anni. Me la tengo vi­cina al mio tavolino per sorvegliarla il più possibile. Vorrei che imparasse, ma non riesco a farla scrivere più delle aste. Ho consigliato i suoi genitori di mandare … in qualche istituto, dove insegnanti specializzate fanno miracoli con i bimbi anormali”.

Quelli con problemi di comportamento sono descritti con espressioni colorite:

“...ho 44 alunne iscritte, tutte bimbette molto vivaci; troppo spiritose alcune, parecchie indisciplinate, specialmente quelle che provengono dalla scuola privata delle Suore dove, maschi e femmine in forte numero, sono troppo liberi, quindi l’indisciplina della scolaresca non trova spesso il freno necessario. Così dovremo pensarci noi maestre a domare queste selvatichette sfrenate che fanno inquietare di sovente me e a volte anche il Signor Direttore”.

Essendo appena finita la guerra, sono diversi gli alunni con problemi di salute e di povertà :

“…le mie scolare sono disciplinate e volonterose, ben preparate per ricevere l’insegnamento della seconda classe. Osservando bene queste fanciulle noto che alcune sono pallide e magre, molto deboli fisicamente e rendono poco perché non sono in grado di prestare l’attenzione richiesta. Ho potuto sapere che crescono stentatamente perché figlie di poveri genitori. Poverine! Le amerò e le sorveglierò tanto!… Preparo le scolare al Natale. Raccomando loro di pensare in questi giorni alle compagne ammalate e bisognose e di fare molta carità. A casa da scuola c’è una compagna povera molto ammalata: tutte le compagne sono andate a trovarla portandole denaro, dolci e molto zucchero, alcune hanno offerto indumenti”.

“ .. una buona parte della scolaresca è formata di fanciulle intelligenti, volonte­rose, ma povere e denutrite le quali poverine non possono dare il profitto delle abbienti. Le ho sorvegliate e curate più delle altre. È doveroso e umano pensare alle infelici”.

“ …all’esame di compimento superiore due non erano presenti per ragioni di lavo­ro (mondariso), due perché desiderano ripetere la classe, una per malattia. Delle 26 pre­senti una sola è stata rimandata ed a ciò ha contribuito anche la mancanza del sussidiario. Abitando in campagna, non ha potuto ricorrere come le altre sussidiate a quello delle compagne. Tre sole continueranno gli studi, le altre spero diventeranno brave operaie”.

Il 33% circa degli alunni è assistito dal Patro­nato Scolastico. I sussidiati ricevono libri, quaderni, scarpe e possono usufruire della refezione.

Il Patronato è gestito dal Comune che non sem­pre riesce a far fronte alle richieste, per cui vengono fatte sottoscrizioni di de­naro all’interno delle classi tra le famiglie più abbienti. Da un registro: “… le sussi­diate vanno alla refezione e sono contente. Quella buona e calda refezione fa bene al loro corpicino denutrito e poco coperto.”

Quanta miseria c’è nella mia scuola! Alcune fanciulle povere hanno migliorato per la refezione. Bi­sognerebbe che ci fosse di con­tinuo per queste poverine”.

Si sentono gli effetti della guerra in questa osservazione:

“…continua la ripeti­zione del programma di terza classe. Sempre più mi accorgo delle immense lacune rimaste circa la preparazione delle alunne, dovute agli anni disgraziati della guerra. La maggior parte delle scolare si trovò l’anno scorso in terza senza preparazione, ma con una leggera infarinatura delle nozioni di prima e di seconda: queste due classi furono insegnate a brevi periodi, seguiti da vacanze più o meno lunghe a seconda delle vicende che si svolgevano vi­cine e lontane: disorientati erano gli insegnanti, più ancora le scolare. Di tutto ciò ne risente ancora la scuola e passerà di certo qualche anno prima che si possa tornare alla normalità.” 

I docenti sono tutti di ruolo. Le maestre seguono tutte le classi (dalla prima alla quinta, maschili e femminili), i maestri le classi a partire dalla terza solo ma­schili. E ancora prevalente l’idea che all’insegnante donna, in quanto ritenuta più adatta, debbano essere affidati indifferentemente alunni e alunne dalla prima classe fino alla quinta, mentre all’insegnante uomo solo i maschi dalla terza classe.

In questo anno scolastico si tiene il congresso magistrale a Modena il 18-19 ottobre 1946, dove vengono trattati tra gli altri i temi: della disoccupazione magi­strale, dei trasferimenti, delle pensioni.

Da un registro “… il Sig. Provveditore ha cercato di farci capire che dobbiamo fare tutto il possibile per superare la crisi che stiamo ancora attraversando, senza creare nuove falle come quelle che furono create nell’anteguerra e durante la guerra … Ha poi illustrato i programmi ministeriali che dobbiamo conoscere profondamente …ha detto che è assai diffìcile sanare la piaga della disoccupazione magistrale, nonostante Egli permetta l’apertura di nuove scuole e l’istituzione di nuove classi, il governo non può o non vuole finanziare... .

Lo sciopero dei docenti del 14-15-16 aprile 1947 verte sulle tematiche dei ruoli aperti, dei concorsi, del richiesto aumento delle pensioni e rivendica l’equipa­razione agli altri dipendenti statali. Un maestro e un rappresentante della Camera del Lavoro assumono il compito di illustrare ai genitori i motivi dello sciopero.

Dalle osservazioni scritte su molti registri sembra che nel 1946/’47 i docenti non si sentissero particolarmente gratificati per il loro lavoro e lamentassero una scarsa collaborazione da parte delle famiglie.

… in complesso il mio lavoro è assai pesante. Ripeto sempre a me stessa, sul finire di ogni lezione, che non ho mai fatto tanta fatica ad insegnare in prima … il 23 dicembre tutte le presenti, 40, hanno scritto la lettera di augurio al Sig. Direttore e tutte hanno saputo leggerla più o meno speditamente. Ecco la più dolce soddisfazione che si prova nell’insegnamento della prima!”.

“…I genitori sono (salvo sparuta eccezione) dei cattivi collaboratori. La prova di quanto ho asserito si ha dalla constatazione che ben pochi firmano il diario sul quale giorno per giorno scrivo le note di demerito di ciascun alunno”.

Interessante e curiosa la seguente affermazione:

” …..Davvero non sono più le quinte di qualche anno or sono: ora non c’è che desiderio di giuoco, leggerezza, vuoto nelle menti e soprattutto nelle anime. La fatica è grande e il profitto è relativamente scarso …Le alunne potrebbero rendere assai di più, se fossero meno distratte dai troppo numerosi passatempi e divertimenti che vengono offerti loro dalle famiglie”.

Ivo Remondi ricorda che a scuola:

“Nell’intervallo del mattino chi voleva po­teva andare in fondo al corridoio dove il bidello prelevava con un bicchiere di alluminio del latte o latte e cioccolato da un bidone provvisto di rubinetto; chi aveva usato il bic­chiere lo lavava in bagno con un po’ d’acqua e lo restituiva al bidello che lo riutilizzava per altri bambini”.

Tratto da: C’era una volta la nostra scuola… – 150 anni di Scuola Elementare a Mirandola vissuti attraverso la lettura dei registri di classe.

Edizioni Al Barnardon

Anno 2011

scuola

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